Enrico Zoffoli
Magistère del Papa
E catéchèses di Kiko :
Un paragone
A proposito dello Strada Néocatéchuménal
		
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PREFAZIONE DEL TRADUTTORE
Lo Strada Néocatéchuménal è una setta? Una Chiesa Parallela? Una Chiesa nella chiesa?
Traducendo questo libro del Padre Enrico Zoffoli, il nostro desiderio è che un pubblico francese abbia accesso a questo documento italiano importante che fa confermare solamente che a Roma stessa, questo movimento è contestato. È del resto nel mondo intero. Pochi movimenti hanno suscitato altrettante note pastorali di vescovi, di conferenze episcopali. Il Papa, pure appoggiandolo della sua autorità e dei suoi incoraggiamenti, l'ha esortato anche più di una volta di atteggiamenti ad evitare. Dei preti si sono opposti anche ci. Alcuno siti Internet nel mondo fa fede delle opposizioni che crea. Infine dei laïcs hanno avuto forte a dibattere coi membri dello Strada NC, tutto ciò che conduce spesso alle dolorose divisioni ai piani umani e parrocchiali. Del resto, ciò è un'altra sorgente di motivazione, questo essere-a-dire, il grande numero di vittime, silenziose per la maggior parte che non hanno voce per difenderli e sostenerli.
Pochi documenti trattano precisamente della sorgente di tutti questi problemi che, lo crediamo sinceramente, ritrovati nell'insegnamento del fondatore. Il Padre Zoffoli si è dedicato all'analisi di questo insegnamento che è rimasto molto tempo segreto, stesso di membri che camminavano da anni nel movimento e che ne ignoravano l'esistenza. Il lettore sarà invitato ad essere incerto sugli atteggiamenti umani e pastorali che possono conseguire di un tale insegnamento dunque.
Tutte le note di basso di pagina sono del traduttore, così come una prefazione ed una conclusione, e non impegnano l'autore, sebbene a nostro avviso, non lo contraddicono. Non abbiamo tolto niente o abbiamo aggiunto alla traduzione del libro. Per il lettore che troverebbe l'anta più teologica troppo fastidiosa, suggeriamo di cominciare alla pagina 101.
Teniamo a ringraziare l'associazione Roma-sud, c/o Fermo Posta, Roma Ostiense, 00154, Roma, Italy) che ha messo a nostra disposizione questa avvertenza biografica, completata di una bibliografia di essi. uvres del Padre Zoffoli così come una foto. Poiché, alla nostra conoscenza, nessuna di suoi. uvres non sono tradotti in francese, abbiamo lasciato la bibliografia nella sua lingua italiana. Infine, grazie agli edizioni Segno che ci hanno dato l'autorizzazione per la pubblicazione della traduzione in francese su Internet.

Parte frontale del ricordo del Padre Zoffoli		 Parte posteriore del ricordo del Padre Zoffoli
Biografia
Nacque a Marino, cittadina dei Colli Albains, il 3 settembre 1915 ed ogni giovane uomo provato la Vocazione alla "consacrazione a Dio" e per realizzarla, sceglie la Congregazione dei Passionisti, fondata per S., Paul della Croce.
Percorso le regole itinerario formatives, dando sempre prova di maturità e di fervore. I suoi superiori avendo scoperto dal giovane un'intelligenza acuta e solida, lo mandarono compiere i suoi studi filosofici e teologici nelle università pontificali di Roma e di Louvain in Belgio, dove si licenziò in filosofia.
La prima destinazione del giovane fu l'insegnamento dentro alla sua Congregazione dunque e susseguentemente all'istituto teologico per laici di Società. Croce di Firenze per 4 anni.
Per un decennio fece il poi professore all'università Pontificale Latran di Roma (1959-69).
Una volta finita l'attività didattica ufficiale, si dedicò alle due funzioni più importanti per il Regno di Dio: la predicazione degli Esercizi spirituali e la redazione di libri, certi di grande apertura alata e valore, e di altri di più piccola apertura alata, ma toccanti i problemi più attuali. In questa attività di scrittura il venerato padre rifletto la sua adesione interiore alla Fede, ed all'ortodossia che deve avvolgerlo, ed un amore viscerale della chiesa, sacramento di saluto.
Senza nessuna punta di enfasi, si può dire che l'attività di edizione del P. Zoffoli fu "prodigioso", siccome dimostralo l'elenco delle sue pubblicazioni (cfr). Bibliografia.
Un'assistenza speciale dello spirito Santo... una felice capacità di sintesi.., una base teologica sicura e bacino di ingrassamento per ostriche. . .l'uso severo del suo tempo... tali sono gli elementi che spiegano l'attività prodigiosa suddetta.
La Congregazione dei Passionisti gli è immensamente riconoscente per i suoi studi su S. Paul della Croce, finora ineguagliate, e su Società. Gemma Galgani, e per altri opuscoli sulla Passione.
I suoi discepoli ed i suoi fedeli gli saranno principalmente soprattutto riconoscenti per il suo differente sviluppo teologico, ascetico e talvolta apologetico sul Molto Santa Eucarestia.
È abbastanza evidente che i suoi scritti piantano le loro radici nella vita personale dell'autore che viveva il suo sacerdozio ed il suo pietà eucharistique nella chiarezza della Fede e nella pietà dei serafino.
La sua morte fu come la sua vita: serena e fervente.
Sapeva ne che aveva creduto e sperato.
Si addormentò nel Cristo come un bambino che sa che può contare sull'amore di Dio! (16/06/1996.
È stato seppellito nel caveau di famiglia al cimitero di Marino (Roma).
Bibliografia
Filosofia :
Itinerario andò fìlosofia,
Ed. Fiorentina Firenze, 1948, pp. 128.Egli maschio, Lecce, 1951, pp. 116 (ed). Privata.
Problema e mistero maschio, Marietti, Torino, 1960, pp,. 440.
Ed io che sono?, Egli Crivello, Cittadella di Padova, 1972, pp. 200.
Aborto giudicato lastricò ragione, Ed. Grafischena, Fasano (Br), 1975, pp. 80.
La verità, Ed. Grafischena, Fasano (Br), 1975, pp. 40.
Origine del mondo, Ed. Grafischena, Fasano (Br), 1978, pp. 76.
Pavimenta premiò nebulosa all'uomo, Ed. Grafischena, Fasano (Br), 1979, pp. 58.
Esistenza dello spirito e dignità della persona, Ed. Grafischena, Fasano (Br), 1979, pp. 104.
La persona non muore, Ed. Grafischena, Fasano (Br), 1979, pp. 106.
Valore dell'esistenza, Ed. Rogate, Roma, 1980, pp. 262.
Pena di morta e Chiesa cattolica, Ed. Settimo Sigillo, V.S. Veniero, 74, 00192 Roma, 1981, pp,. 134.
Tomismo e cattolicesimo, Ist. Padano di A.G., Rovigo, 1978, pp. 28 (estr). da Palestra del Clero, nn. 20-21, 1978.
Origine delle idea ed astrazione dell'intelletto agente in san Tommaso, pp. 50 (estr). dagli Atti dell'VIII Congr. Tomist. Intern., volo. VII, 1982.
La dignità del corpo umano nella dottrina di san Tommaso, pp. 10 (estr). dagli Atti del IX Congr. Tomist. Intern., volo. III, 1991.
Egli fondamentale tomismo di GaliIeo, pp. 20 (estr). da Doctor Communis, XLIV - 1991, pp. 130-147.
Principi di filosofìa, Ed. Fonti Vive, Roma 1988, pp. 936. Stupido letture di storia del pensiero occidentale.
Apologetico
:Itinerario andò fede
, Ed. Grafíschena, Fasano (Br), 1978, pp. 48.Si appollaiato credo, Ed. Egli Crivello, Cittadella di Padova, 1970, p. 204.
Galileo, Fede nella ragione e ragioni della fede, Ed. Studio Domenicano, Bologna, 1990, pp. 180.
Comunione sulla mano? - Egli vero pensiero della Chiesa secondo il vera storia del nuovo rito. V ed. riveduta ed ampliata - Roma, 1990, pp. 132.
La confessione ancora necessaria? - Roma, 1990, pp. 222.
Il vera Chiesa di Cristo! - Roma, 1990, pp. 316.
La messa è tutto. Catechismo - Roma, 1991, pp. 68.
Eresie del movimento neotecumenale - V ed. migliorata, arricchita di nuove sconcertanti testimonianze. Saggio critico, Edizioni Segno, Udine, 1992, pp,. 168.
Congiura contro l'eucaristia ed egli sacerdozio - Roma, 1991, pp. 174.
Il Messa unico tesoro e la sudò concelebrazione - Roma, 1991, pp. 58.
Dio perdona, si... Dialogo sul Sacramento della penitenza - Roma, 1991, pp. 48.
Magistero del Papà e catechesi di Kiko. Confronto, Ha proposito del "Cammino neocatecumenale", Edizioni Segno, Udine, 1992, pp,. 150.
Eucaristia ed Ecumenismo. Dialogo. - Ed. Comitato Medjugorje - Milano, 1992 (V.), Cordusio, 4. pp. 134.
Catechesi neocatecumenale ed ortodossia del Papà. Ed. Segno, Udine, 1995, pp. 80.
Teologia e spiritualità
:L'obbligo di corrispondere andò vocazione,
Ed. Fiorentina, Firenze, 1949, pp. 44 (estr). da Vita Cristiana, fasc. IV-V.Egli mio e vostro sacrificio. Lineamenti di una teologia del Sacriftcio eucaristico per laici, Lucca, il 955, pp. 64.
Il passione mistero di salvezza, Vicenza, 1966, pp. 248, successivo ediz. italiane nel 1971, 1984,; una spagnola ed un'altra portoghese in Brasile.
Si appollaiato il Messa?, Ed. Egli Crivello, Cittadella di Padova, 1970, pp. 106.
La morta. E poi?..., Ed. Grafischena, Fasano, 1975, pp. 312.
La passione di Cristo nella Bibbia, Ed. "Egli Crivello", Cittadella di Padova, 1971, pp. 310.
Mistero della sofferenza di Dio? - Egli pensiero di S. Tommaso. Pontif. Accad. di S. Tommaso, Libr. Ed. Vaticana, n. 34 della coll. "Studi Tomistici", Roma, 1988, pp. 88.
A colloquio stupido Dio, Ed. Rogate, Roma, 1991, pp. 108.
Il Messa è tutto. Teologia ha servizio della fede, Ed. Cipi, Roma, pp. 242.
Carismi e carismatici nella Chiesa - Ed. Dehoniane, Roma, 1991, pp. 180.
Incontro al Mistero. Elevazioni. Ed. Segno, Udine, 1992, pp. 280.
Catechismo della fede cattolica f.to 11x19, pp. 442, Ed. Segno, Udine - 1993.
Egli neocatecumenato della Chiesa cattolica. Lettera aperta al clero italiano - f.to 10,5x21, pp. 34, Ed. Segno, Udine -1993.
La confessione ancora necessaria? F.to 11x19, pp. 70, Ed. Segno, Udine - 1993/24 ed.
Cristianesimo. Sfilata di teologia cattolica - f.to 12x24,5, pp. 1380, Ed. Segno, Udine - 1994.
Eucaristia oh nulla f.to 11x19, pp. 132, ed. Segno, Udine - 1994.
Egli maschio. Itinerario della speranza f.to 11x19, pp. 232, Ed. Segno, Udine - 1994.
Questa è il Messa. Non altro. Ed. Segno, Udine, 1994, pp. 120.
Chiesa ed uomini di Chiesa. Apologia ha rovescio, Ed. Segno, Udine, 1994, pp. 56.
Dio. Dov'è questo Dio? - Ponte. Accademia di S. Tommaso, Libr. Ed. Vaticana, Roma, 1994, pp. 380.
Ecumenismo ed umanesimo di Giovanni Paolo Egli, Ponte. Accademia di S. Tommaso, Libr, Ed. Vaticana, Roma, 1995, pp. 108.
Catechesi neocatecumenale ed ortodossia del Papà, Edizioni Segno, Udine, 1995, pp,. 80.
Vita futura e verità sul purgatorio, Edizioni Segno, Udine, 1995, pp.208,.
Agiografia
:Il povera Gemma.
Saggi critici storico-teologici. Ed. "Egli Crocifisso", Roma, stupido 158 illustr.S. Paolo della Croce. Storia critica. A pulì della Congr. dei PP. Passsionisti, Roma, 1963-1968.
volo. I, Bibliografia, pp. 1616, stupido indici e 180 illustr. fuori testo;
volo. II, L'uomo ed egli Santo, pp. 1755, stupido indici e 73 illustr. f.to.;
volo. I, Maestro di Spirito, missionario e fondatore, pp. 2512, stupido indici e 77 illustr. F.to.
S. Paolo della Croce. Diario spirituale. Testo critico, introd., nota ed indici. A pulì dei PP. Passionisti. Roma, 1964, pp. 102.
S. Paolo della Croce. Profilo. Vicenza, 1967, pp. 102.
S. Paolo della Croce ed il Suore Passionista di Firmò, Roma, 1967, pp. 64.
S. Paolo della Croce, compendio dell'opera grande, ha pulì dei PP. Passionisti di Puglia e Calabria. Manduria (Taranto), 1975, pp. 338.
Tempo ed eternità. Nella vita intimò di S. Teresa di Lisieux, Ed. O.C.D., Roma, pp. 454.
Storia
:I Passionisti.
Spiritualità ed apostolato. Ed. del "Egli Crocifisso", Roma, 1955, pp. XV-404.Il monache passionista, Ed. "Egli Crivello", Cittadella di Padova, 1970, pp. 700, stupido 55 illustr. f.to.
Pubblicazioni varie
:Sistema di preghiera, non spelonca di ladri,
Roma, 1980, pp. 43.Lettera aperta di un gruppo di laici al clero italiano, Roma, 1986, pp. 38.
Dizionario del Cristianesimo, Ed. Segno, Udine, 1992, pp. 588.
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Parte scoperta di Gesù , Maurizio Minchella Editore, Milano, 1996, pp,. 48 |
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- Il presente conto reso bibliografico non comprende di numerosi piccoli e grandi scritti inediti, né gli articoli apparvi nelle riviste e nei dizionari.
MAGISTÈRE DEL PAPA E
		CATÉCHÈSES Di KIKO :
		UNE Paragone
A proposito dello Strada Néocatéchuménal
Al Suo Santità Jean Paul II
Padrone infallibile di verità
per confutare le accuse
di molti Néocatéchumènes
di cui espongo la cecità
ed il comportamento e
chi non ha compreso
il senso più ortodosso della loro strada "
PREAMBOLO
Mentre esaurisciti l'ultima edizione delle mie opuscolo Eresie del Movimento Néocatéchuménal, sono stato incoraggiato dal reverendo dono Gino Conti ad intraprendere questo lavoro al quale il mio amico ha collaborato efficacemente con un ampio e scienziato raccolta di testi tirati del Magistère del Papa, destinati ad essere opposti ad altri catéchèses di Kiko Arguëllo. Non potevamo adottare un migliore metodo per soddisfare sempre più un pubblico vasto, desiderosi di conoscere i rapporti reali del pensiero di Kiko con la dottrina insegnata da Jean Paul II e cresciuta da ogni buono cattolico ".
Lo scopo della presente prova è di rispondere - coi dati alla mano - a tutti i Néocatéchumènes e simpatizzanti che non smettono di obiettare alla mia accusa di "eresia" lo fanno che - siccome dicono - il Papa sa tutto, il Papa è con essi, il Papa ne ha approvato il carisma, il Papa ne ha benedetto e ha incoraggiato parecchi volte l'. uvre nei campi liturgici, pastorali, missionari...
Ho sostenuto che il Pontefice è informato solamente in parte della Strada ", ignorando specialmente i premesse dogmatici... Ma, nell'ipotesi che fosse informato di tutto, non oserei discutere mai sulle ragioni del suo silenzio e del suo atteggiamento in favore del Movimento: domani la storia potrà tutto rivelare, rimettendoci al giudizio di Dio per il momento.
Malgrado ciò sento il dovere di non smettere di denunciare apertamente gli errori contro la fede contenuta nel testo celebre dei catéchèses di Kiko, che ho criticato già: Orientamenti per le Squadre di catechiste per la fase di conversione (Madrid, febbraio 1972.
La copia dattiloscritta che ho esaminato risalgo al marzo 1982. Adesso che questa sia autentico, ciò è dimostrato, per sopra tutto, per il fatto che è stata corretta dal Centro Néocatéchuménal Servitore di Jahvè in San Salvador ", Piazza S. Salvador in Campo, Roma. Ma, siccome è stato osservato non senza ragione, Kiko, dopo alcuni anni delle notizie esperienze e riflessioni, potuto ritoccare e corretta forse anche nei punti incriminati...
Non volendo inseguire il rischio di prendermi contro i mulini a vento ", mi susseguo si procurato di altri scritti più recenti dell'autore, o più meglio, dei suoi discorsi registrati di cui introduco l'elenco, almeno di quelli che sono riuscito ad avere. Sarete presentati due scritti che, stesso essendo anteriori a quelli del 1982, non differiscono tuttavia degli Orientamenti citati che amplificano e confermano l'idea :
1 - orientamenti alle Squadre di Catechiste per il "Shemà", Note prese a partire dai nastri degli Shemà fanno da Kiko e Carmen ad alcune comunità di Roma e Madrid nel 1974, pp. 110.
2 - come preambolo a tutto il ciclo dei Catéchèses dell'annuncio mettiamo la traduzione, tirata dei nastri registrati, di tutto ciò che è stato detto da Kiko in un incontro fatto al Centro Néocatéchuménal di Madrid il 22 ottobre 1981, per orientare le catechiste disponibili per fare dei catéchèses nelle notizie parrocchie, pp,. XVI.
3 - orientamenti alle Squadre di Catechiste per il Convivence della Rinnovazione del primo Scrutino battesimale, Note tirate del catéchèse dato da Kiko e Carmen a Madrid nel 1972, con le addizioni di 1986, pp. 14.
4 - annuncio del Quaresima - 1 Marzo 1987 - Cripta dei Martiri canadesi, pp. 14.
5 - annuncio dell'Avvento - Cripta dei martiri canadesi - 25 novembre 1987, pp. 31.
6 - note tirate dei Catéchèses di Kiko nel Convivence di Arcinazzo del 22-25 settembre 1988, per aiutare le squadre che hanno partecipato ai convivences delle catechiste o dei responsabile per riportare l'esperienza alle loro proprie comunità, pp. 18 ininterrotte per due lettere di Kiko.
7 - annuncio di Pasqua - Cripta dei Martiri canadesi, il 25 marzo 1988, pp. 21.
Avendo letto attentamente questi scritti, non ho trovato niente di considerevole che faccia supporre dei capovolgimenti o una ritrattazione di quelli che è più conosciuto e più elaborati, che ho presentato nelle opuscolo Eresie del Movimento Néocatéchuménal.
Questo mi ha permesso un paragone più obiettivo dei catéchèses di Kiko con la dottrina del Papa.
L'autore
Roma, 28 gennaio, festa di S. Thomas di Aquin
PRIMO PARTITO
		 analisi
Comparative
					 I	
		
		
la chiesa Cattolica: l'unico recinto
IL PAPA
" Che risuona sempre vivente nei nostri orecchi il vaglia del Divino Dottor: Andate dunque ed insegnate tutte le nazioni, il loro insegnante ad osservare tutto ciò che vi ho comandato, Mt 28,19s, Coscienti di una tanto grande responsabilità, dovete fare vostro l'ansietà apostolico di S. Paul quando esclamava: disgrazia a me se non evangelizzo, 1 corno 9, 16. E, siccome raccomandalo lo stesso Apostolo, dovete predicare la parola in ogni opportunità, in tempo ed a contro tempo, 2 Tm 4, 1s, completamente convinti della forza inerente nella verità che la chiesa professa da duemila anni. Ogni azione di evangelizzazione si orienta di conseguenza a fare che ogni persona ed ogni comunità si aprono completamente alla Parola di Dio (Montevideo, Ai religiosi, 31.3.1987.
" Alla luce del nuovo Epifania Dio si rivela in Gesù Cristo a tutti i popoli ed a tutte le nazioni della terra. A tutto è destinata la luce divina che penetra nell'oscurità dell'esistenza umana. , Per l'ordinamento di 10 vescovi, 6.1.1988.
Anche se i tempi e le mentalità cambiano, le Parole di Gesù agli Apostoli restano sempre valide ed attuali: Ho di altre pecore che non sono di questo recinto; e quelle perciò, occorre che li conduca; ascolteranno la mia voce e ci saranno un solo gregge ed un solo pastore (Jn 10,16). Come il Padre mi ha mandato, io tanto vi mando, Jn 20,21") Andate dunque: di tutte le nazioni fatte dei discepoli, battezzandoli al nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito, imparandoloro a custodire tutto ciò che vi ho prescritto (Mt 28,19). Questa è la volontà certa di Dio espressa dal comando del Cristo che aggiunge: Non temete (.). Sono con voi fino alla fine del mondo (Mt 28,20). ( cf. : XVIe Concilio di Tolède, D-S 575,; Innocente III, 792,; IVe Concilio del Latran, 802,; Bonifacio VIIII, 870,; Concilio di Costanza, 1191,; Concilio di Firenze, 1351,; Léon XII, 2720,; Gregoire XVI, 2730,; Gazza IX, 2785, 2865, 2917ss,; Léon XIII, 3304,; Gazza XII, 3821s, 3866-73, )
KIKO
A proposito della natura, della missione e del destino della chiesa, Kiko non si perde in finezza: non ne occorrerebbe non più per crederlo eretico.
" Ci pensiamo forse che la missione della chiesa è di prendere tutte le persone che si trovano all'infuori della chiesa e di portarli all'interno (.). Se fosse la verità, potremmo dire che Gesù Christ è fallito dopo 2000 anni perché oggi, quelli che sono realmente nella chiesa sono molto poco numerosi. Se la missione della chiesa è che tutte le persone entrano lì, come Dio può permettere che ci sia così poche persone oggi nella chiesa? ( Orientamenti alle Squadre di Catechiste per la fase di conversione. . Note a partire dai nastri degli incontri tenuti da Kiko e Carmen per orientare le squadre di catechiste di Madrid nel febbraio 1972. Pubblicazioni alle cure del Centro Néocatéchuménal " Serviteur di Yahvé in San Salvador, Piazza S., Salvadore in Campo, 00186. Tale. 6541589. Marzo 1982, p. 78.
" La missione della chiesa non è di fare che tutti gli uomini entrano lì per fare ne giuridicamente parte, ma che gli uomini siano illuminati dalla chiesa e giungono al Padre". p. 81
" Di saluto spunta fuori dalla chiesa (.). In questa frase, compresa giuridicamente, riflettiti tutta la mentalità delle persone che vi ascolteranno. Si trova alla base di tutta la nostra mentalità sulla chiesa. Di là provengono tutte le estreme unzioni a tutti i malati, le confessioni all'ultimo minuto, ed i battesimi rapidamente possibile ai bambini appena nato. Perché se la chiesa è l'unica ancora di salvezza e se quello che non gli appartiene si condanna giuridicamente, è così che bisogna fare"., id., p. 82. Cf. id., pp. 83, 84, 86.
" La chiesa è un avvenimento, è una storia, è un fatto". p. 87
Ma come tutto questo può essere, se non è innanzitutto una "società" con le sue energie proprie, il suo messaggio? Kiko arriva a dire che non è neanche una religione ". ( id. ).
" La chiesa primitiva non si è considerata mai come l'unica ancora di salvezza, ma come avendo una missione dentro alla storia"., id., p. 81s.
Di conseguenza: ". Questo è così come pensiamo la chiesa; senza trionfalismo, né proselitismo, senza volere portare Gesù Christ non so dove, o che tutto entrano nella chiesa (p). 86.
Dunque, è indifferente di appartenere o no alla chiesa cattolica, o alla chiesa gerarchica, quella che è visibile che kiko chiama giuridico ", ma che è certo l'unica fondata dal Cristo e di cui il pastore è Jean Paul II... Segue che sempre secondo il capo carismatico dei néocatéchumènes :
- le altre pecore che non sono del suo "ovile" per il momento non appartengono al Cristo né non sono tenute di entrare anche per formare solamente un solo gregge...
				
II	 Parola
di Dio e Magistère ecclesiastico
IL PAPA
" I fedeli sono chiamati a servire la rivelazione di Dio, piuttosto che di utilizzare la parola per assecondare le loro idee, tutte tanto elevate che possano essere. Non si può dimenticare che la Parola è confidata alla chiesa, Concilio Vaticano II, Dei Verbum, 10, e che il servizio del Magistère della chiesa ha la responsabilità dell'interpretazione autentica del suo messaggio, Alla federazione per l'apostolato biblico, 6.8.1984.
Questo dovere, di interpretare autenticamente la Parola di Dio, è stato confidato al solo Magistère vivente della chiesa di cui l'autorità si esercita al nome di Gesù Christ, Dei Verbum 10. Ecco dunque una nuova caratteristica della fede: credere in modo cristiana significa accettare anche la verità rivelata da Dio come il distintivo della chiesa ". ( Pubblico generale 24.4.1985. Cf. Congregazione per la Dottrina della fede, Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo, 24.5.1990, )
( Cf. : Concilio di Trento, D-S 150,; Gazza IV, id. 1863; Alexandre VIII, id. 2284; Benoît XIV, id. 2538; Concilio Vaticano I, id. 3007; Léon XIII, id. 3281; Gazza X, id. 3401-8, 3546,; Gazza XII, id. 3887.
KIKO
" In questa strada, vogliamo che le persone incontrino direttamente i libri della Bibbia. È inutile che le persone leggono la Bibbia alla casa, perché fin dal quarto giorno si stancano. La Bibbia si interpreta di lei stesso attraverso i parallelismi"., id., p. 372 )
Nei suoi Orientamenti, Kiko cita raramente i molteplici documenti del Magistère dei Papi per illustrare ne e verificare ne il pensiero; così di quelli che l'ha protetto molto ed incoraggiati, Paul VI e specialmente Jean Paul II.
Nei suoi Orientamenti non parla solamente che due dei ventuno Concili. cuméniques celebrato dalla chiesa: il Concilio di Trento ed il Concilio Vaticano II, ma solamente per opporrli uno verso l'altro.
Il Concilio di Trento, principalmente celebre contro gli errori del protestantesimo che sono biasimati duramente,: Col Concilio di Trento, e del XVIe al XXe secolo, tutto resta bloccato"., id., p. 174 )
" Ma a Trento si è messo tutto l'accento sulla benzina, sull'efficacia, e si è perso di vista il valore sacramentale del segno"., id., p. 175 )
". Col Concilio di Trento al XVIe secolo, tutto è fissato rigidamente, imponendo in modo radicale il rito romano. Con questa imposizione non è oramai più possibile togliere o di aggiungere qualunque cosa sia alla messa. Questo è così come la messa è arrivata fino a noi. Questo fixisme è durato talmente molto tempo che quando si ha per la prima volta cambiata la liturgia, ci siamo scandalizzati perché ci sembrava immutabile. Questo è un errore"., ibid. p. 325, - dopo Trento, siamo restati con la benzina e l'efficacia ignorando il valore dei segni"., ibid. p. 327 )
Ma Jean Paul II, in accordo con tutto i suoi predecessori, ha citato ed approvate parecchie volte il Concilio di Trento, come avendo un valore dogmatico definitivo. ( cf. Pubblico generale 8.1.1986; 8.10.1986 )
Alla condanna del Concilio di Trento, per Kiko, risponde il rispettoso panegirico di Vaticano II, grazia al quale siamo usciti dell'immobilisme quasi totale (id)., p. 73. Cf. id., p. 67ss, 81, 316, 327, 332, 334, 335, 348, 349, 350, 351,,.
Non un segno dei teologi, piccoli e grandi - ivi compreso S. Thomas - che hanno avuto il merito di preparare, di sviluppare e di difendere il Magistère ufficiale della chiesa; ma al contrario diffidenza e disprezzo verso tous.Kiko ironizzano sui loro dibattimenti a proposito del dogma eucharistique ed in generale dei loro trattati (cf). id., pp. 74, 251, 264, 325, 326, 329,.
Rispondendo ad uno degli argomenti attuali di esegesi biblica, Kiko insegna: Non puoi dare un'interpretazione al tuo modo di questa Parola, perché c'è un'interpretazione che è quella che da' la chiesa, ibid. p. 239. Esatto: lo studio dei passaggi paralleli non basta, bisogna uscire del testo e fare chiamata all'autorità del Magistère ecclesiastico. Kiko dà delle lezioni di ortodossia. Ma si contraddice spesso, perché certe delle sue interpretazioni della Parola di Dio contrastano col Magistère. Così, la sua esegesi relativa alla vendita dei beni è totalmente personale ed aberrante, Mt 19, 16-19,; Lc 18, 18-30,; alla comunità dei beni (Ac 5, 1-4,). Ed essi non si contano i passaggi biblici diametralmente oppositore all'esegesi kikienne intorno al riscatto, della mediazione sacrificale del Cristo, Vittima dei peccati del mondo.
Purtroppo, le catechiste della strada tengono per invasato per il demonio chiunque differisce della parola di Kiko, imposta come indiscutibile.
					 III
	 STRUTTURA GERARCHICA DI LA CHIESA
IL PAPA
" È qui, all'altare, che la chiesa si rivela nella sua natura più intima come comunione gerarchica di fede, di speranza e di carità, Ai Prelati americani, 2.3.1989, )
Il senso del nostro ministero episcopale (...) include principalmente i doveri di insegnare, di santificare e di governare. Questi doveri sono esercitati nella comunione gerarchica con la testa del collegio dei vescovi e coi membri di questo collegio...( Alla conferenza episcopale del Canada, 20.9.1984, )
Alla base della comunione che tiene insieme tutta la chiesa in un certo senso, spiegati e realizzati anche la struttura gerarchica della chiesa, dotata dal Signore di natura collegiale ed allo stesso tempo primatiale quando costituì gli Apostoli come un Collegio o di una classe stabile, alla testa dai quali mise Pierre, sceglie del mezzo di essi".... " Per utilizzare di nuovo dunque le parole del Concilio Vaticano II", i vescovi, assumono il ministero della comunità coi loro collaboratori preti e diaconi, presiedendo il gregge di cui sono i Pastori, in quanto Padroni della dottrina, preti del culto sacro, ministri del governo"., Costituzione Apostolica., Buono Pastore, 28.6.1988. - cf. Pubblico generale., 22.6.1988; ai rappresentanti. cuméniques, 26.6.1988; ai vescovi del Nuova Zelanda, 9.4.1988 a che, ha tra altri ricordato: Il significato ecclesiale della vostra visita è una comunione gerarchica.")
(cf. : Clément di Roma., D-S 101; Concilio di Firenze, 1318,; Concilio di Trento, 1768,; Concilio Vaticano I, 3061,; Gazza IX, 2919,; Léon XIII, 3167,3171; Gazza IX, 3685,; Gazza XII, 3804,; Concilio Vaticano II, Santa Liturgia. 26; La chiesa, 4, 8, 10, 18, 20,; Il ministero e la vita dei preti., 5.
KIKO
" . La chiesa non è una realtà giuridica ma sacramentale"., id., p. 167, la chiesa primitiva, con la disciplina penitenziale, ha acquistato una dimensione giuridica (id). ). Kiko rigetta una visione giuridica della chiesa (id). ). " Dove si trova allora la chiesa? Là dove trovati lo spirito Santo, lo spirito vivificante di Gesù Cristo risorto, là si trova l'uomo nuovo del sermone sulla montagna. Là dove c'è ciò, là si trova la chiesa., p. 88. Dunque, la chiesa non gerarchico. Vescovi, preti e diaconi non raffigurano come elementi essenziali della chiesa che illumina, santifica, governale.
Un po' prima difatti, p. 88, aveva detto che la parrocchia, il curato ed i vicari non fanno la chiesa; non più il fatto che ci siano una comunità ed un prete; che si celebre la Messa, che si dà un catéchèse e che si creda alle verità rivelate... La chiesa, secondo lui, è costituita di bene di altre cose, e precisamente di fedeli che, animati per lo spirito Santo, vivono nella grazia di Dio, secondo lo spirito e la lettera del sermone sulla montagna del quale non è formata anche una società visibile, composta di peccatori...
Kiko ricorda le tesi più condannate del Magistère dunque. Basterebbe ricordare la posizione di Montan, i discepoli Béguards del Medioevo (D-S 893), dei Fratelli (D-S 910-912), e poi di Jean Wyclif (D-S 1187), Jean Hus (D-S 1201-1206), Lutero (D-S 1465ss), P., Quesnel (d-S 2474ss), i Giansenisti del Sinodo di Pistoia (D-D 2615). cf Gazza XII, Mystici corporis, D-S 3803.
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IV&#
9;		SACERDOCE Ministeriali E&#
9;		SACERDOCE Comuni
IL PAPA
Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato questa splendida verità sul sacerdozio universale di tutto lo popolo di Dio che deriva della partecipazione all'unico sacerdozio di Gesù Christ ". Il nostro sacerdozio "ministeriale", radicato nel sacramento dell'ordine, differenziati essenzialmente del sacerdozio universale dei fedeli (.). Il Sacramento raggiunge questo scopo, di illuminare i fedeli, attraverso il ministero della parola e dei sacramenti che gli è proprio, e soprattutto attraverso il Sacrificio Eucharistique per che solo è autorizzato ". ( Al clero di Roma, 9.11.1978.
" Il sacerdozio al quale partecipiamo per il sacramento dell'ordine che è stato inciso nelle nostre anime per mezzo di un segno speciale di Dio per sempre, questo essere-a-dire il carattere ", casa in relazione esplicita col sacerdozio comune dei fedeli, questo essere-a-dire di tutto li battezzati e, allo stesso tempo, differisci essenzialmente di lui e non solamente in grado, Lumen Gentium, 10. Se differiscono non solo tra essi in grado, ma in benzina, questo è il frutto di una ricchezza speciale del sacerdozio stesso del Cristo che è l'unico centro e l'unica sorgente sia di questa partecipazione che è il proprio di tutto li battezzati, o dell'altra partecipazione alla quale si giunge per mezzo di un sacramento distinto che è precisamente quello dell'ordine..."
" Il nostro sacerdozio sacramentale, di conseguenza, è sacerdozio gerarchico e ministeriale allo stesso tempo - costituente un ministero speciale - questo essere-a-dire che è un servizio al riguardo della comunità dei credenti. Non trae non tuttavia suo origine da questa comunità, come se fosse a lei a chiamare o a delegare. È piuttosto un dono per questa comunità e viene del Cristo sé, nella pienezza del suo sacerdozio. Una tale pienezza trova la sua espressione nel fatto che il Cristo, rendendoci tutti atti ad offrire il sacrificio spirituale, ne chiama alcuni e li rende capaci di essere ministri del suo stesso sacrificio sacramentale: L'Eucarestia alla quale oblazione concorre tutti i fedeli e nella quale sono inseriti i sacrifici spirituali del Popolo di Dio.
"Coscienti di questa realtà, comprendiamo di quale modo il nostro sacerdozio è gerarchico, questo essere-a-dire connesso col potere di formare e sostenere il popolo sacerdotale, Lumen Gentium, 10, e, veramente per ciò, ministeriale"... ( A tutti i preti, 8.4.1979;, cf. Ordinamento dei preti di Rio de Janeiro, 2.7.1980,; Al clero di Parigi, 30.5.1980; Ai preti, Giovedì santo, 16.3.1989; Esortazione apostolico Christifideles, 30.1.1988,22; Angelus, 8.3.1987.
( Cf. : Innocente III, D-S 794, 802,; Clément VI, id. 1084; Concilio di Firenze, id. 1321; Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 10, 21, 25, 26, 41,,; Christus Dominus., 15; Gazza Xii, Plettro Dei, 68-69.
D OH N C :
Il prete è posto al centro anche del mistero del Cristo (..). Agisce nella persona del Cristo particolarmente quando egli celebre l'Eucarestia: per il suo ministero il Cristo continua ad esercitare nel mondo suo. uvre di saluto ".
" So bene che il laicato cattolico del Honduras ha sempre più presi coscienza della sua responsabilità dentro alla chiesa e che sta contribuendo al carico di spargere il messaggio evangelico. Questo non deve fare tuttavia dimenticare il posto insostituibile e particolare che, per la santificazione del popolo di Dio ritorna ai preti, voluti per il Signore affinché nella società dei fedeli avessero il potere consacrato dell'ordine per offrire il Sacrificio e scusare i peccati, e che al nome del Cristo esercitano per gli uomini in una forma ufficiale la funzione sacerdotale ".." ( Il Ministero e la vita del prete, 2. - Ai Vescovi del Honduras, 23.11.1978.
KIKO
Non abbiamo neanche prete al senso di una nessuno che ci separeremmo da tutte gli altri perché nel nostro nome si metterebbe in contatto con la divinità. Perché il nostro Prete, quello che intercede per noi, è il Cristo. E poiché siamo il suo Corpo, siamo ogni prete.
Tutta la chiesa è sacerdotale al senso che intercede per tutti. È vero che questo sacerdozio si rende visibile in un servizio e che ci sono alcuni fratelli che fanno i servitori di questo sacerdozio, ministri del sacerdozio. Nel Nuovo Testamento, il parola "prete" non è utilizzato mai diversamente che in riferimento al Cristo; a parte ciò, si parla di ministri o di presbytres"., id., p. 56 )
Kiko non pensa tuttavia, o non crede, che il prete cattolico fa il ministro del sacerdozio perché in lui il Cristo vive col potere della sua mediazione vicino al Padre; per ciò in lui solo, e non i fedeli o la comunità dei fedeli, coniugati in primo la persona del verbo che esprime esclusivamente l'esercizio dei poteri propri al Cristo.
Purtroppo, delle testimonianze unanimi ed influenti confermano che nei Comunità Néo Catéchuménales non è il "prete" (= presbytre, ma piuttosto la "catechista" (= laïc che presiede in quanto anima ed animatore, provando tutto e comandando a tutti... Ora, ai preti il Papa, il 9 dicembre 1985, cresciuto proprio necessario di esprimersi nei seguenti termini: "... In questa strada l'. uvre dei preti resta fondamentale ". Sono "le guide della comunità"; per la quale l'esigenza primo che si imporsi è di sapere mantenere la fede nella vostra identità sacerdotale.
" In virtù dell'ordinamento sacro, siete stati segnati con un carattere speciale che vi configura al Cristo prete, in modo da potere agire nel suo nome. Il Ministro sacro dovuto stato accolto dunque non solo come f r è r e che divide la strada della comunità stessa, ma soprattutto come quello che, agendo "nella persona del Cristo ", porta in si la responsabilità insostituibile di Dottor, Santificatore e Guida delle anime, responsabilità alla quale non può in nessuno modo rinunciare (...) Sarebbe un'illusione di credere che servire il vangelo diluisce il vostro carisma in un falso senso di umiltà o una manifestazione malintesa di f r ha t e r n i t é (...).
Non si lasciate ingannare! La chiesa vi vuole preti ed i laici che incontrate
vi vogliono preti e niente altro che preti. La confusione dei carismi impoverisce la chiesa, non l'arricchisce, Discorso del 9.12.1985 )Ciò non basta. Proprio rivolgendosi ai Néocatéchumènes, il Papa, i 10 fév.1983 aveva avvertito: Seguite i metodi, le indicazioni, gli itinerari, i testi offerti dagli Episcopati, esercitate anche il ministero del catéchèse nella comunione e nella disciplina ecclesiale, rispettando il ministero fondato del vescovo e dei preti che gli è associato, sarà un aiuto prezioso per il vostro catéchèse a tutti i livelli..."
Al contrario, I néocatéchumènes hanno i loro "catéchèses", concepite ed organizzate al loro modo, in non seguendo le indicazioni né i metodi dei Vescovi. Il "prete", nelle Comunità, è solamente un presidente per il rituale ed il sacramentale: presidenza, la sua che non comporta nessuno autorità magistérielle. La comunità è diretta da un responsabile laïc: Il grande pericolo delle comunità - secondo Kiko - questo è che i preti li uccidono senza volerlo. In questa strada la comunità avrà un responsabile laïc"., id., p 371s. Dunque: Questa comunità non camminerà sola, come buono vi sembro, facendo ciascuno ciò che gli piace, questa comunità questo è noi che la dirigiamo al nome del vescovo. Abbiamo la missione di condurrvi alla fede adulta, al battesimo. Questo è perché non c'è catéchuménat senza ubbidienza all'autorità delle catechiste". Segue che il curato deve limitarsi a presiedere la comunità locale (id)., p. 370 che sono buoni altro che la "comunità."
Quello che è eletto "catechista" deve considerarsi riempito da questo stesso Spirito Santo, ed a partire da questo momento le sue istruzioni e sentenze sono indiscutibili, infallibili... Ha il carisma del discernimento degli spiriti (id)., p 188. Tutto sommato se non c'è ubbidienza verso le catechiste, non c'è strada"., id., p. 353.
Ma, né il vescovo né il Curato non scelgono la catechista. Ad essi sono confidati solamente il dovere di conferire "il vaglia" in una cerimonia solenne; chi è regolato da un rituale concepito dal Movimento e consiste nell'imposizione delle mani da parte di questi ultimi... Il risultato è una struttura ecclesiale di servizio parallelo a quella fondata sul sacramento dell'ordine... Ma, Jean Paul II, anche riconoscendo ai Pastori l'autorità di conferire alcuni compiti ai laïcs, avverte che l'esercizio di questi doveri non fatti del laïc fedele un pastore: in realtà non è il suo dovere di costituire il ministero, ma piuttosto l'ordinamento sacramentale..."
Purtroppo, "la catechista" nel comunità catéchuménale si arroga un potere che supera tutti i limiti della sua condizione... I lamenti e le proteste da parte dei fedeli cadute nella sua rete sono molto grandi, frequenti.
					 V
IL PECCATO
IL PAPA
" Peccando, l'uomo si trova faccia ad un'esclusione di Dio per l'opposizione in faccia ad uno dei suoi comandi, per un gesto di rivalità al suo riguardo, per la pretesa ingannevole di essere "come Egli" (.). Nel caso del Éden appare in tutta la sua gravità e la sua intensità ciò che costituisce più la benzina l'intimo e più oscura del péché : la disobbedienza a Dio, alla sua legge, alla regola morale che ha dato all'uomo (.). Esclusione di Dio, rottura con Dio, disobbedienza a Dio: tutto lungo la storia umana questa è stato e è stato, sotto le forme differenti, il peccato che può giungere fino alla negazione di Dio e della sua esistenza: è il fenomeno chiamato ateismo (.). Disobbedienza dell'uomo che, con un atto della sua libertà, non riconosce il dominio di Dio sulla sua vita"., Riconciliazione e penitenza, 14. Cf. 15.
" Perché ed in quale misura il peccato è incide nell'offesa chi è fatta a Dio e nella sua ripercussione sull'uomo? La chiesa ha la sua dottrina a questo argomento e la riafferma nei suoi elementi essenziali"., id., 17.
"... L'uomo sente che questa disobbedienza tronca la sua relazione a Dio nel suo principio vitale: è un peccato mortale, questo essere-a-dire un atto che offende Dio gravemente e finisce per ritorcersi contro l'uomo sé con una forza oscura ed un potere di distruzione"... ( id., 17.
" Poi è vano sperare che prenda consistenza un senso del peccato nei confronti l'uomo e dei valori umani, se manca il senso dell'offesa commessa contro Dio, questo essere-a-dire il senso vero del peccato (id)., 18.
"Dio è sempre il principale oh f f e n s é per il peccato - "tibi soli peccavi"! - e solo Dio può scusare..." ( id., 31/III.
"Quelli che si avvicinano al sacramento della penitenza ricevono della misericordia di Dio il perdono delle offese che gli sono fatte e, allo stesso tempo, la riconciliazione con la chiesa"... ( id., 30, dove è citato il Concilio di Trento, D-S 1668-70, 1701, ed il Vaticano II, La chiesa, 11.
Nell'enciclica Dominum e vivificantem il Papa ritorna sul peccato come oh f f e n s ed a Dio, fino ad andare a supporre che soffre realmente, id., 39.
( Cf. : Concilio di Trento, D-S 1525, 1528,; Decreto del S.Office., id. 2291; Gazza XI, Miserentiss Redemptor,; Gazza XII, iv. 3891; Concilio Vaticano II, La chiesa, 11,; La chiesa nel mondo di questo tempo, 13, 22, 41.
KIKO
" Si chiede se è possibile offendere unicamente Dio. La domanda è posta così perché abbiamo una concezione verticale del peccato, individualista,: che siamo noi che offendevamo Dio di un certo modo, come se il peccato era un'offesa a Dio nel senso che si possa rubargli la sua gloria. Crediamo che possiamo fare un danno a Dio. La prima cosa che dobbiamo pensare questo è che non è possibile fare un danno a Dio. Dio è invulnerabile. Non si può strappargli la sua gloria di nessuno modo."
" In quale senso può parlarsi di offendere Dio? Nel senso che il peccato rompe il piano di Dio. Quale è il piano di Dio, il disegno di Dio sull'uomo? L'amore. Il peccato è sempre una rottura di amore"., id., p. 182.
Bisogna intendersi:
ha, è certo che il peccato non offende unicamente Dio; Ma è anche incontestabile che è principalmente "offesa a Dio": la vera concezione del peccato è essenzialmente "verticale", perché solamente in quanto offesa a Dio il peccato fa del torto a cui lo commette ed al suo prossimo. E, malgrado questo che Kiko ne pensa, la concezione stessa di questo peccato è tanto "personale" perché si consuma in un rapporto immediato di altérité tra le persone umane uniche, coscienti e libere, e Dio. Non è la "comunità" che pecca, ma ciascuno dei membri che la compongono per la quale ciascuno è il primo a rispondere della sua azione.;
b, Persona può supporre solamente il peccato tolgo qualche cosa a Dio, egli di cui la beatitudine resta inalterabile, malgrado tutte le iniquità umane.;
c, Il peccato tuttavia offesa proprio Dio in questo senso che l'uomo gli rifiuta l'amore che merita, negando di riconoscere il carattere assoluto del suo primato, la verità della sua perfezione infinita, il proprio necessitato di dipendere da Lui il Sovrano Buono, Legge eterna, Provvidenza sovrana. Ma, questa mancanza di riconoscenza è il peggiore delle ingiustizie, perché l'uomo non attribuisce a Dio ciò che gli appartiene obiettivamente; e proprio per ciò l'offende, anche se si nuoce solamente a sé, negando di aderire Bene a suo unico.
Breve: Kiko concepisce solamente il piano dell'amore di Dio per l'uomo, senza riflettere che l'uomo può essere felice solamente alla condizione di amare Dio in primo e per sopra tutto, perché il suo vero bene dipende unicamente da un tale amore.
Siccome vedremo, l'uomo che non offende Dio, non è tenuto a qualche espiazione tale lo spirito di "sacrificio" che Kiko respinge logicamente.
						 VI
POSSIBILITÀ DEL PECCATO
IL PAPA
" Come scritto l'apostolo santo Jean", se diciamo che siamo peccati senza, ci sbagliamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, Egli, è fedele e giusto, scuserà i nostri peccati Queste parole ispirate scritte all'alba della chiesa orientano meglio che non importo strettamente quale altra espressione umana questo discorso sul peccato che è unito con quello sulla riconciliazione (...). Riconoscere veramente il peccato, o più meglio - andando più ancora veramente al fondo nella considerazione del personalità - riconoscere il peccatore, capace di peccato e portato al peccato, è l'inizio indispensabile del ritorno a Dio"., Riconciliazione e penitenza., 13.
L'espressione mistero del peccato" tenta di farci percepire ciò che c'è di oscuro e di inafferrabile che si nasconde nel peccato. Questo è l'. uvre del l i b e r t é dell'uomo sicuramente..." ( ib., 14 )
" Il peccato, in un senso vero, è sempre un atto della persona, perché è un atto di l i b e r t é di un solo uomo, e no principalmente di un gruppo o di una comunità. Questo uomo può essere condizionato, urgente, spinto in più di un caso per i leggeri fattori esterni, come anche può essere soggetto alle tendenze, delle tare, delle abitudini ereditate della sua condizione personale. In più di un caso dei tali fattori esterni o interni possono attenuare in più o meno grande misura la sua libertà e, poi, la sua responsabilità e la sua colpevolezza. Ma è una verità di fede, confermata dalla nostra esperienza e per la nostra ragione, che la persona umana è l i b r e. Non si può ignorare questa verità, per scaricare sulla realtà esterna - la struttura, i sistemi, gli altri - il peccato di ciascuno. Per sopra tutto questo sarebbe annullare la libertà e la dignità della persona che rivelano anche - bene che in questo caso in modo negativa e disastrosa - la responsabilità per il peccato commise. Questo è perché, in ogni uomo non c'è niente di più personale e non trasferibile che il merito della virtù o della responsabilità dell'errore"., id., 16.
" Il senso del peccato (.) è legato strettamente con la coscienza morale, con la ricerca della verità, con la volontà di fare un uso responsabile del l i b e r t é"., id., 18 )
( Cf. : Concilio di Arles, D-S 331, 336, 339,; Léon X, id. 1486; Concilio di Trento, id. 1555; Léon XIII, id. 3285.
KIKO
" L'uomo non può fare bene il perché si è separato da Dio, perché ha peccato e che è restato radicalmente impotente ed incapace, al potere dei demoni, resta schiavo dello Scaltro. Lo Scaltro è il suo signore. Questo è perché i consigli ed i sermoni esigenti non valgono niente. L'uomo non può fare bene il (.) non puoi compiere la legge perché ti dice di amare, di non resistere al male che ti si fa, ma tu non puoi: tu, fai ciò che vuole lo scaltro (id)., p. 130. Cf., p 135.
L'uomo è fondamentalmente difettoso. È carnale. Non può fare diversamente che rubare, litigare, essere gelosi, invidiare, non può fare ecc. diversamente e non ne è colpevole"., id., p 138 )
Per ciò i discorsi non servono proprio", a niente. Non serve a niente di dire: sacrificatevi, amatevi! E se qualcuno prova, diventerà il più grande fariseo del mondo perché farà tutto per la sua perfezione personale"., id., p 136. Strano, irritante modo di analizzare!.
Dunque, la perfezione personale voluta per Dio, Mt 5,48; Ep 4, 13,; Jc 1,4; 3,2, un dovere non sarebbe? E perché un "fariseo" sarebbe quello che si preoccupa di incitare e di stimolare gli altri a fare ne tanto?. - Kiko mostra che non sa ciò che dice, del meno secondo il linguaggio biblico, affare della chiesa e di tutti i Santi.
Una madre di famiglia mi ha scritto, in altro,: Ho avuto ad affrontare i Néocatéchumènes ed i loro preti con le discussioni sulla confessione ed il peccato. Confessione o no, siamo sempre nel peccato; si ha l'impressione che la Grazia non esiste; ma del resto non serve a niente, perché quello che spera di godere è un presuntuoso, perché vuole diventare come Dio, ed egli è nelle mani di Satana perché non si accetta come è, Dio non ci vuole così differenti, perché c'ama proprio così,; tanto sono meglio continuare a peccare..."
Questo è il bevve lo Strada Néocatéchuménal" tende a quale?
					 & #9; VII
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; la Conversione
IL PAPA
Il messaggio biblico sottolinea innanzitutto nella penitenza il suo valore di conversione, termine con che si cerca di tradurre la parola del testo greco metànoia che significa lasciare rivoltare letteralmente lo spirito per fare girarsilo verso Dio. È del resto i due elementi fondamentali che emergono della parabola del figlio perso e ricuperato: ritirarlo in si", e la decisione di ritornare al padre. Non può avere di riconciliazione ci senza questi atteggiamenti primordiali del c oh n v e r s gli oh n..." ( Riconciliazione e penitenza., 26 )
Fare penitenza vuole dire, al di là di tutto, ristabilire l'equilibrio e l'armonia rotta dal peccato, cambiare direzione, stesso al costo di sacrifici"... ( id., 26.
" L'atto essenziale della penitenza, da parte del penitente, è la contrizione, vale a dire un bacino di ingrassamento per ostriche e risoluto ripudio del peccato commesso congiuntamente all'intenzione di non tornare commetterlo (Cf). D-S 1676-7, per l'amore che porta a Dio e che rinasce col pentimento. Questo essendo convenuto, la contrizione è l'inizio e l'anima della conversione dunque, di questo metànoia evangelico che riporta l'uomo a Dio siccome il figlio prodigo che ritorna al padre". (id. 31/III.
( Cf. : Concilio di Trento, D-S 1457, 1526s,; 1669.
KIKO
La conversione non è mai il frutto di un sforzo dell'uomo"... È un dono di Dio, una chiamata di Dio, un'iniziativa di Dio"., id.., p. 163.
Iniziativa di Dio, primato della sua grazia, ecc.: non c'è dubbio, contro ogni tendenza pélagienne,; ma il Cristianesimo respinge anche ogni comportamento quiétiste, ricordando a tutti che bisogna stringere i denti e fare tutti i nostri "sforzi" per rinnegare se stesso, prendere la sua propria croce ogni giorno, preferire il Cristo ai suoi propri beni ed alle persone più care, sacrificare la sua propria vita... ( Mt 10,37-39; 13,44; 16, 24-25,; Mc 8,34-37; Lc 9,23-27; 12,33; 14,26-27; Jn 12,24-25.
Kiko sembra dimenticare che la nostra lotta non sia contro le creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati ed i Poteri, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male..."; non pensa che il credente debba prendere l'armatura di Dio per resistere nei giorni cattivi e restare in piedi dopo avere sopportare tutte le prove ". Per ciò deve restare molto fattoria, cingere si le anche con la verità, rivestire la corazza della giustizia...", tenendo in mano lo scudo della fede con che può spegnere tutte le frecce infiammate dello scaltro"... ( Ep 6,10-17.
Gesù non è venuto a portare la pace ma la spada..." ( Mt 10,34. Timoteo deve combattere il buono combattimento, 1 Tm 1,18, utilizzando le armi capaci di abbattere ogni fortezza e bastione che si alzano contro la conoscenza di Dio, 2 Co 10,3-5. Tutto sommato, è impossibile non stringere i denti ed astenersi di ogni "sforzo" quando si ha il dovere di lottare contro i desideri carnali che fanno la guerra all'anima, 1 Pi. 2,11.
Kiko non ha compreso evidentemente la benzina della vita cristiana: sbagliandosi sé e gli altri, ha tradito il messaggio evangelico che consiste nella conoscenza della croce, 1 Co 1,18-26. Egli - siccome confermeremo - non ha compreso che il credente non deve limitarsi ad onorare la Croce del Cristo, supponendo che l'abbia dispensato di portare la sua adesso e di lasciare morire su questa le sue passioni ed i suoi desideri (Ga 5,24).
Kiko tuttavia, imperturbabile, insegue: "... Chiamare alla conversione questo non è esigere, ma piuttosto dare la possibilità, l'opportunità della conversione (.). La conversione è un dono enorme di Dio, frutto della risurrezione di Gesù Christ (.). La conversione è una. uvre di Dio, e non un sforzo volontariste dell'uomo"., id., p 164.
" La conversione non ha mai un senso moralistico o volontariste; ma è al contrario essenzialmente un cambiamento di mentalità, un cambiamento di direzione"., id., p 165.
" Perché la conversione non è pentirsi del passato, ma mettersi in cammino avanti, verso il futuro"., ib., p 166-167 )
Quale futuro? Evidentemente quello realizzato da un'inversione di strada che impegna tutte le forze del convertito, prevenuto e sostenuto per la Grazia. Ma Kiko la pensa differentemente.
Secondo lui, il métanoia ", come cambiamento di mentalità, consisti in un'illuminazione interiore per la quale l'uomo riconosce il suo proprio peccato ed accetta, vale a dire crede che è stato scusato in Gesù Christ: Quando diciamo: tutti i peccati sono scusati in Gesù Christ, diciamo la verità, ma lasche ora che per potere ricevere questo perdono, è necessario essere di accesso in un spirito di conversione, avere questa illuminazione,: che sei nel peccato. Questo è perché la conversione parte dall'iniziativa di Dio che ti fa vedere che sei nel peccato"., id., p 164.
Ma questo è poco. Secondo la fede, Dio, ne più di illuminare la coscienza del peccatore, affinché riconosca i suoi propri errori, da' anche la grazia necessaria affinché si penta e proporsiti di correggersi. Ciò che Kiko ignora o non accettare, deformando una della più fondamentale verità intorno alla grazia e dei suoi rapporti con la volontà umana...
Questo non è tutto. " È una grande verità che Dio ha scusato tutti i peccati nel suo Figli Gesù Christ; ma è tanto vero che tu devi accettare questo perdono dei peccati. E per accettare questo perdono, la prima cosa che devi fare questo è di riconoscerti peccatore, cosa estremamente difficile. Questo è perché Dio viene al tuo aiuto chiamandoti alla conversione (id)., p165.
Attenzione :
-	Dieu hanno scusato solamente i peccati in questo senso che, nel Cristo, offre la grazia di potere pentirsi e riconciliarsi con Lui;
-	Il sono inesatti di dire che "dobbiamo accettare" il perdono dei peccati: dobbiamo meritarlo disponendoci a riceverlo con la contrizione resa possibile per la grazia del Cristo che c'invita a partecipare - per lei - alla sua Passione espiatoria;
-	Dieu chiamata alla conversione non solo facendoci riconoscere il peccato, ma ispirandosi anche il rimorso con l'intenzione a vincere egli ed un cambiamento di vita sempre più radicale.
Ma ciò non basta.
Di conseguenza", renderai gloria a Dio se credi che Dio può fare di te che sei un peccatore, un lussurioso, un egoista, addetto al denaro, un figlio di Dio che ama come Gesù Christ. Credi ciò? È Dio che lo farà, non tu. Questo è perché il Cristianesimo è una buona notizia per i poveri e gli infelici. Il Cristianesimo non esige niente di nessuno, dà pure regalo"., id., p 222-223 )
Restiamo con Kiko, notiamo che la fiducia nella virtù della risurrezione del Cristo distrugge il passato colpevole dell'uomo che dunque realizzo a vivere ne Egli, morte e risorto: Se siamo stati creati all'immagine ed alla somiglianza di Dio, se gli è morto per i nostri peccati, noi tanto ci siamo morti per i nostri peccati (.). Se gli ha occupato il tuo posto e la mia, se è stato messo nella fossa al nostro posto e se il Padre lo è risuscitato, c'è risuscitati anche noi. Perché lo è risuscitato come pegno, come garanzia che i tuoi peccati sono scusati, che abbiamo accesso alla vita di Dio che adesso possiamo nascere in Dio. , id., p 141 )
" La morte ed il peccato sono stati vinti nella morte e la risurrezione di Gesù Christ che, nella sua carne, ha seppellito e distrutto il corpo di peccato (.). Se un uomo è stato risuscitato della morte, ciò vuole dire che il peccato sia stato scusato (.). Gli è risuscitato come prémice, per mostrare a tutti gli uomini che la morte è stata scusata a tutti, perché il peccato è stato scusato"., id., p. 143-144 )
Tutto sommato", in Cristo Dieu inauguro una nuova creazione, fatta una nuova umanità (id)., p 144 )
Il contrasto con l' i d é e di "conversione" espressa dal papa e quella sostenuta per Kiko è cigolante. Contro il corrente pélagien, è di fede che l'iniziativa di tutto il processo di conversione appartiene a Dio che sente riconciliarsi l'uomo peccatore...; ma, contro la corrente luterana, non è meno certo della conversione è animata necessariamente dalla "contrizione" che dispiace di avere offeso Dio e ha l'intenzione di correggersi... Contrizione che consegue di un tale amore-innato che la determina in modo indispensabile e vitale... Questo è perché, Kiko attribuisce solamente la "conversione" alla fede nel perdono che Dio sente accordare al peccatore, astrazione fatta della "contrizione" e dispensando l'uomo dello sforzo di correggersi, reso possibile per la grazia.
In altri termini, Kiko, come Lutero, nega la libertà umana, esagerando l'efficacia della grazia fino a deformare ne la natura profonda. È un dono della misericordia di Dio, non perché fa tutto senza la volontà umana, ma piuttosto perché conferisce alla volontà umana la possibilità di fare tutto per lei e con lei, ciò come essere responsabile della sua propria azione in bene, se favorisce la grazia, ed in male se la rifiuta.
Tutto sommato, Dio opera nell'uomo, rispettando la sua dignità di nessuno, essenzialmente capace di compiere le sue proprie scelte in modo autonome, responsabili. Questa è la fede professata dalla chiesa in l'. uvre del Riscatto. uvre di una Misericordia necessariamente giusta. ( Cf. Capitolo pseudo-clémentin, D-S 243-245, 248,; Concilio di Arles, id. 1525 s, 1529, 1541, 1554,: Alexandre VIII, id., 2305s; Clément XI, id. 2401-2425, 2430s,; Gazza VI, id., 2621; Concilio Vaticano I, id, 3010,; Gazza XII, id. 3846.
					 & #9;VIII
	 &
#9;EXPIATION RÉDEMPTRICE E SACRIFICIO
IL PAPA
Fedele alle Sorgenti della Rivelazione, Tradizione e Scritture Sante, e restando nel solco aperto dal Magistère universale, ordinario e solenne, riprende e sviluppi parecchie volte il Mistero centrale del cristianesimo: quello del saluto operato dalla mediazione redentrice del Cristo in virtù del S ha c r i f i c e della Croce per che ha espiato i peccati del mondo, compiendo l'atto supremo di amore al Padre e di solidarietà coi fratelli nella soddisfazione della giustizia infinitamente misericordiosa di Dio. Tale è, in riassunto, la dottrina ricorrente in quasi tutti i documenti del magistère di Jean Paul II dai quali basterà citare alcuni passaggi.
·	"; Se
in Cristo, per l'. uvre del suo sacrificio, della sua ubbidienza fino alla morte, l'uomo ottiene la remissione dei peccati, allora così anche il mondo trova la riconciliazione con Dio in Cristo, Parrocchia di Società Marie degli Angeli, Roma, 5.3.1989.·	"; La
cosa essenziale in tutta la missione del Cristo è l'. uvre del saluto (.) ". Difatti, salverà il suo popolo dei suoi peccati (Mt 1,21)...". Salvare vuole dire liberare del male ". Gesù Christ è il Salvatore del mondo perché è venuto per liberare l'uomo di questo male fondamentale che ha invaso il fondo dell'uomo durante tutto il corso della sua storia, dopo la prima rottura dell'alleanza col Creatore (.). Il male del peccato è veramente questo male fondamentale che allontana dall'umanità la realizzazione del regno di Dio "." "Ha l'agnello di Dio, quello che toglie il peccato del mondo" (Jn). 1,29. In queste parole sono contenute un riferimento chiaro all'immagine di Isaïe del
servitore sofferente del Signore. Il profeta parla di Lui come l'agnello che è condotto al macello, ed Egli in silenzio ("come una pecora muta", Is 53,7, accetta la morte, per il mezzo della quale giustificerà la moltitudine, si incaricherà della loro iniquità (Is 53,11). Così il definizione Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo indica l'. uvre del saluto, questo essere-a-dire la liberazione dei peccati che si avvererà al prezzo della passione e della morte del Cristo..." ( Pubblico generale., 27.7.1988.
·	"; L'amore
del Padre si rivela nel Sacrificio del Figlio, assunto a più profondo della sua totale libertà (...). Proprio l'amore del Figlio nato della totale libertà, fa che il suo sacrificio redentore sia salvifico (...). Al prezzo del suo sacrificio questa nuova vita (divina, soprannaturale) c'è ne..." ( Acilia, 28.4.1985.Vincendo, con la sua morte sulla Croce, il male ed il potere del peccato, con la sua ubbidienza piena di amore, ha portato il saluto a tutti e è diventato per ogni riconciliazione ". In Dio se lo è riconciliato l'uomo..." ( Riconciliazione e penitenza., 10.
·	"; Cristo
, come uomo che soffre realmente e di un modo terribile al Giardino degli olivi e sul Calvario, girati verso il Padre, verso questo Padre di cui ha predicato l'amore agli uomini di cui ha manifestato la misericordia con ogni suono agire. Ma la sofferenza terribile della morte in Croce non glielo è risparmiato in particolare a: Quello che non aveva conosciuto di peccato, Dio l'ha fatto peccatore per noi scriverà santo Paul, riassumendo in poche parole tutta la profondità del mistero della croce ed allo stesso tempo la dimensione divina della realtà del riscatto." Veramente questo riscatto è la rivelazione ultima e definitivamente della santità di Dio che è la pienezza assoluta della perfezione:
pienezza della giustizia e dell'amore, perché la giustizia si basi sull'amore del quale proviene e verso la quale tende." Nella passione e la morte del Cristo - nel fatto che il Padre non risparmiò suo Figlio, ma lo trattò da peccato per noi - si esprime il giustizia assoluto, perché Cristo subisce la passione e la croce
a causa dei peccati dell'umanità. Questa è veramente una sovrabbondanza" della giustizia, perché i peccati dell'uomo "sono ricomprati" dal Sacrificio dell'uomo-Dio.
" Tuttavia una tale giustizia che è in realtà giustizia "su misura" di Dio, nasce tutto dell'amore; dell'amore del Padre e del Figlio, fruttificando tutto nell'amore. Proprio per ciò la giustizia divina, rivelata per la croce di Cristo, è "alla misura" di Dio, perché nasce dell'amore e si avvera nell'amore, generando dei frutti di saluto. La dimensione divina del riscatto non si realizza solamente a non fare la giustizia del peccato, ma rendendo all'amore questa forza creatrice nell'uomo grazie alla quale ha di nuovo accesso alla pienezza di vita e di santità che viene di Dio.
Di tale modo il Riscatto porta in si la rivelazione della misericordia nella sua pienezza"... ( Dives in misericordia, 7.
" La chiesa che non smette di contemplare l'insieme del mistero del Cristo sa con tutta la certezza della fede, che il Riscatto,
è arrivata dal mezzo della croce, che ha reso definitivamente la dignità ed il senso all'uomo della sua esistenza nel mondo (...). E dunque il Riscatto si è avverato nel mistero pasquale che attraverso la croce e la morte conduco alla risurrezione"., Redemptor hominis, 10, )·	";... Il
Riscatto si è avverato dalla Croce del Cristo, o per la sua sofferenza (...). La chiesa che nasce del mistero del riscatto nella Croce di Cristo è tenuta di cercare in particolare l'incontro con l'uomo sulla via della sua sofferenza..." ( Salvifici doloris, 3." ". Quello che non aveva conosciuto il peccato, Dio lo trattò da peccato per noi ". Con questo peso orribile, misurando male il "nel suo intero" contenuto nel peccato di girare la schiena a Dio, Cristo, per la divina profondità dell'unione filiale col Padre, percepisce in modo umanamente inesprimibile questa sofferenza che è il distacco, il rifiuto del Padre, la rottura con Dio. Ma per una tale sofferenza compie precisamente il riscatto, ed egli può dire spirando: Tutto è compiuto! ".
" Perciò si può dire che si è avverata la scrittura, che si sono realizzate definitivamente nella realtà le parole di questa Poesia del Servitore sofferente: "Al Signore ha piovuto di abbatterlo coi dolori." La sofferenza umana ha raggiunto il suo colmo nella passione del Cristo (...). Il molto supremo del riscatto del mondo è stato tratto dalla croce del Cristo e prende costantemente di lei il suo principio. La Croce del Cristo è diventata la sorgente di cui dei fiumi di acqua sorgiva sgorgano..." ( id., p 18 )
La grandezza del riscatto (...) si è avverata dalla sofferenza del Cristo. Il Redentore ha sofferto al posto dell'uomo e per l'uomo..." ( id., 19. Cf. Id., 21-22. - Cf. Omelia domenicale a Coena, 31.3.1988; Pubblico generale., 15.3.1989; (il sacrificio del Cristo è un sacrificio espiatorio, o un sacrificio che presenta un risarcimento per ottenere la remissione degli errori...", Pubblico generale., 20.4.1983,; omelia a Strasburgo, 8.10.1988; Omelia per Corpo del Signore, 2.6.1983; Pubblico generale 1.6.1983; Lettere ai preti, 13.4.1987; Pubblico generale, 13.7.1988; Ai delegati per il Congresso Eucharistiques., 11.3.1988; Roma, parrocchia di S. Tarcisius, 3.3.1985; Pubblico generale, 11.4.1990 `; Angelus, 10.2.1985; Omelia per il Corpo del Signore, 29.5.1986; (Il Sacrificio della Croce è il Sacrificio della soddisfazione e dell'espiazione. Ne gli è contenuta il riscatto e la remissione dei peccati - Roma, Parrocchia della Risurrezione. A Terra Nouvelle, 28.2.1988,; Angelus, 31.8.1986; Roma, Parrocchia Gesù div. Lavor., 17.6.1985; pubblico generale., 26.3.1986; pubblico generale., 15.3.1989; parrocchia S. C.ur di Gesù e di Marie., 17.3.1985; pubblico generale., 13.4.1983.
( Cf. : Concilio di Éphèse, D-S 261,; Concilio del Latran IV, id. 802; Clément VI, id. 1083; Concilio di Trento, id. 1740s, 1743, 1753s,; Léon XIII, id. 3313; Gazza XII, id. 3847s.
KIKO
Secondo lui", Faccia al processo di sconsacrazione, di scristianizzazione e di crisi della fede, il Santo Esprit (.) ha risposto dal C oh n c i l e ". Ora, ciò sarebbe arrivato perché ha risposto rinnovando la teologia. E non mi parlo più del dogma del riscatto"., Orientamenti., p 67 )
Ma sono falso perché Vaticano II, parlando molte volte, ha confermato che la teologia consegue delle sorgenti della Rivelazione, contro gli errori passati e presenti (Cf)., La Santa Liturgia. 2; La chiesa. 3, 8, 9, 44, 52, 57,; L'. cuménisme. 12; La vita religiosa. 5; L'apostolato dei laïcs. 2, 5,; La libertà religiosa. 11; Il ministero e la vita dei preti. 13; La chiesa nel mondo di questo tempo. 67, ecc.).
a)	le peccato, non offendendo Dio, non esige nessuno risarcimento che soddisfaccia la sua giustizia;
b)	le peccato non può offendere Dio che non è un atto "umano" né dunque "morale" perché, per sopra tutto come l'abbiamo riportato", l'uomo non può fare bene il. , id., p 130,; è profondamente difettoso. È carnale. Non può fare diversamente che rubare, litigare, essere gelosi, invidiare, non può fare ecc., diversamente. Ed egli non ha l'errore. , id., p. 138. " La realtà dell'uomo questo è che vuole bene fare l'e non lo può (id)., p. 130 )
Ma, quello che non può peccare, in realtà non pecco, non essendo responsabile delle sue azioni. Non può offendere di conseguenza neanche Dio.
Dunque, in quanto all'inutilità del sacrificio ", Kiko è categorico: Offrire delle cose a Dio per acquietare lo è il proprio delle religioni naturali ", pagane, id., p. 320. " Dio non fa l'un giudice al quale devi piacere o a che devi chiedere dell'aiuto"., id., p 86. " Cristo è venuto per superare la religiosità naturale ", per quello che ha l'abitudine di andare al tempio per chiedere perdono a Dio (id). ).
" Forse che Dio ha bisogno del sangue di suo Figlio, del suo sacrificio per piacergli? Ma quale specie di dio abbiamo fatto? Ne siamo arrivati a pensare che Dio saziava la sua collera nel sacrificio di suo figlio come i dei pagani. Questo è perché gli atei dicevano: che cosa è ciò che questo Dio che scarica la sua collera contro suo Figlio sulla croce? " ( id., p. 333 )
·	"; Il
Cristianesimo non chiede niente di nessuno, dà pure regalo (id)., p 223s.·	"; Vivere
nella grazia questo è vivere nella gratuità di Dio che sta scusandoti col suo amore, e credere in questo amore ed in questo perdono permanente di Dio (.). I cristiani (.) sanno che sono veramente dei peccatori ed essi hanno sperimentato in questo peccato la misericordia di Dio che scusa e che do una vita nuova, frutto della sua grazia"., id., p 190.·	"; Dio
è misericordia ed amore (id)., p. 62. Per superare tutta la religiosità naturale (.) basata sul timore ", basta credere avere questa fiducia in Dio ", la fiducia che Dio ti ama (id)., p. 62. " Se è vero che Dio ha generato Gesù Christ in te ", hai ricevuto il dono di Dio: misericordia, vita eterna, perdono. , id. p. 67 ) ·	C'est perché", Quale la notizia è che do la chiesa? Che Gesù Christ è risuscitato della morte. Che non moriamo perché siamo stati inseriti nel corpo vivente di Gesù Cristo risorto"., id., p. 86s. O piuttosto nella chiesa che salva tutti gli uomini (.). La chiesa salva tutti gli uomini, perché scusa a tutti. E se è il Cristo e se il Cristo è Dio, è Dio sé che ha scusato loro. La chiesa non giudica, non esigere, ma salva, cura, scusa, risuscita e, facendo tutto ciò, rende presente l'eschatologie (id)., p. 90.Le implicazioni logici delle tali teorie sono numerose e gravi. Li indicheremo continuando la nostra analisi comparativa del pensiero di Jean Paul II e di Kiko Arguëllo.
					 IX
L'EUCARESTIA - SACRIFICIO
IL PAPA
" Caro Gesù presente nell'Eucarestia. È presente in modo sacrificale nella santa Messa che rinnova il Sacrificio della Croce. Andare a Messa significa andare al Calvario per incontrarsi con Lui, il nostro Redentore"., Ai ragazzi, 8.11.1978.
Gesù (a Capharnaüm, parla della sua persona, ma tutta intera, no simbolicamente, ed egli fa sentire che è un'offerta "sacrificale" che si realizzerà per la prima volta nell'Ultimo Cène, anticipando misticamente il sacrificio della Croce"... ( All'opus Dei, 19.8.1979.
Nella liturgia il Cristo parla innanzitutto con forza del suo Sacrificio".... Questa storia di amore, Dio la propone di nuovo per questo Sacrificio redentore che ci ha trasmesso nel segno sacramentale, affinché non solo ripensavamo come un ricordo, ma che lo rinnovavamo, lo re-celebravamo, Ai seminaristi romani, 19.11.1978.
Il mistero eucharistique, separato della sua propria natura sacrificale e sacramentale, smette semplicemente di essere tale"... ( Lettera Dominicae Cenae, 8.
L'Eucarestia è soprattutto un sacrificio: Sacrificio del riscatto e, allo stesso tempo, sacrificio della Nuova Alleanza, come lo crediamo e come lo professano chiaramente le Chiese di Oriente: Il sacrificio di oggi - siccome l'ha affermato, ci sono dei secoli, la chiesa greca - è come quello che un giorno offrì l'unico Verbo incarnato che viene di Sé, oggi come allora, offrirsi, essendo il sacrificio identico ed unico ". Questo è perché, per rendere questo unico sacrificio del nostro saluto ora, l'uomo ed il mondo sono resi a Dio per il mezzo della novità pasquale del Riscatto..." ( id., 9 )
"... In virtù della consacrazione, le specie del pane e del vino rappresentano in modo sacramentale e senza spargimento di sangue il Sacrificio insanguinato propiziatorio offerto per Lui sulla croce al Padre per il saluto del mondo"... ( id.
" L'Eucarestia (...) è il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue che ha Egli - stessa offerta una volta per tutte (Ep 9) 26-28, per liberarci del peccato e della morte, e che ha confidato alla sua Chiesa affinché faccia la stessa offerta, sotto le specie del pane e del vino e nutrissi per sempre i suoi fedeli, e noi anche che sono riuniti intorno all'altare. L'Eucarestia è dunque per eccellenza il sacrificio, quello del Cristo sulla Croce, per il mezzo del quale riceve il Cristo sé, tutto intero, Dio ed uomo..." ( Omelia al Congresso Eucharistique di Haiti, 9.1.1983.
" Il sacrificio del figlio è unico ed insostituibile. È stato compiuto una sola volta nella storia dell'umanità. E questo sacrificio unica ed insostituibile casa ". L'avvento del Golgotha appartiene al passato. La realtà della Trinidad costituisce eternamente un "oggi" divino. Questo è perché tutta l'umanità partecipa a questo "oggi" del Sacrificio del Figlio. L'Eucarestia è il sacramento di questo "oggi" insondabile. L'Eucarestia è il sacramento - più grande della chiesa - per che l'oggi divino del Riscatto del mondo incontro sempre nostro "oggi" umano di un modo umano, Omelia a Strasburgo, 8.10.1988.
" Nel sacramento del Corpo e del Sangue posto sul tavolo dell'altare, Cristo offre di nuovo il suo Corpo ed il suo Sangue per noi affinché sulla miseria della nostra realtà di peccatori si sparga ancora una volta il fiotto purificatore della misericordia divina e nella fragilità della nostra carne mortale sia posta il germe della vita immortale, Corpus domini, 2.6.1983.
" Nell'Eucarestia il Riscatto è rivissuto difatti in modo actuelle : il Sacrificio del Cristo, diventa il Sacrificio della chiesa, producendo nell'umanità di oggi i suoi frutti di riconciliazione e di saluto.
" Quando il prete pronuncia, al nome e nella persona del Cristo, le parole,: Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi ", non afferma solamente la presenza del Corpo del Cristo; Esprime anche il S ha c r i f i c e con che Gesù ha dato la sua vita per il saluto di tutti. Era ciò che il Cristo ha voluto dire fondando l'Eucarestia.
"...Così, nella consacrazione del pane e del vino, il Sacrificio redentore è reso ora. Per la mediazione del prete, Cristo si offre in modo misteriosa, presentando al Padre il dono della sua propria vita, fatta nel suo tempo sulla Croce. Nell'Eucarestia non c'è solamente un s oh u v e n i r del Sacrificio offerto una volta per tutto sul Calvario. Questo sacrificio ridiviene attuale rinnovandosi in modo sacramentale in ogni comunità che l'offre per le mani del Ministro dedicato.
" È vero che il Sacrificio del Calvario è bastato per ottenere all'umanità tutte le grazie del saluto; il sacrificio non fa che raccogliere i frutti. Ma Cristo ha voluto che la sua offerta fosse resa continuamente presente per associarsi la comunità cristiana. In ogni Eucarestia la chiesa si imbarca nel sacrificio del suo Signore ed i cristiani sono chiamati ad unire al suo la loro offerta personale. L'Eucarestia è simultaneamente Sacrificio del Cristo e Sacrificio della chiesa, in lui il Cristo unisce dunque la chiesa alla sua Offerta (Pubblico generale, 1.6.1983,) )
" Le parole che fondano l'Eucarestia anticipano non solo ciò che sarà realizzato nel seguente giorno, ma anche sottolineano espressamente che una tale realizzazione possiede il senso e la portata del sacrificio adesso. Difatti, "Il corpo è dato... ed il sangue ve è versato per..." ( Lettere ai preti, giovedì santo., 13.4.1987.
Il sacramento costituisce il segno duraturo della presenza del suo Corpo dato alla morte e del suo Sangue versato "in remissione dei peccati", allo stesso tempo, ogni volta che è celebrato rende il sacrificio salvifico del redentore del mondo" ora... ( Pubblico generale., 13.7.1988.
" L'Eucarestia è il Sacramento di questo Sacrificio. È il Sacramento del riscatto eterno nel Corpo e nel Sangue di Cristo..." ( A Piacenza, 5.6.1988 - Cf. ai delegati per il Congresso Eucharistique., 11.3.1988; in Uruguay, 7.5.1988; Omelia in Coena Domini, 16.4.1987.
( Cf. : Concilio di Trento, D-S 1740-42, 1744, 1751, 1753, 1755, 1764,,; Gazza IV, id. 1866; S. Gazza V, id 1945,; Benoît XIV, id. 2535; Léon XIII, id. 3316; Gazza XII, id. 3847; Concilio Vaticano II, La Santa Liturgia, 6, 47, 106, 108,; La chiesa, 11,; L'attività missionaria della chiesa; La chiesa nel mondo di questo tempo, 22,; Gazza XII, Plettro Dei, 55-57.
KIKO
Nei suoi catéchèses, la dottrina della chiesa sul Sacrificio Eucharistique non sembra avere nessuna risonanza: tutto è travestito, confusi, reso incomprensibile. Così :
" Il sacrificio offerto nell'eucarestia non è un semplice sacrificio semplice di lode difatti: è un sacrificio espiatorio o "propiziatorio", siccome l'ha dichiarato il Concilio di Trento (D-S 1753), perché ne si rinnova Il Sacrificio stesso della Croce in che il Cristo ha espiato per tutti e ha meritato il perdono degli errori dell'umanità. Quelli che partecipano al Sacrificio Eucharistique ricevono una grazia speciale di perdono e di riconciliazione... ( Pubblico generale, 15.5.1983.
·	Bref, per kiko,: non c'è sacrificio nell'eucarestia..."; per ciò si biasima il credente che vede il Calvario (id) nella Messa.). ·	Et ancora: nell'eucarestia egli non ci nessuna offerta..." ( id., p. 328 )Dovremo riprendere l'argomento per una visione più completa della teologia di Kiko sul mistero eucharistique.
					 X
L'EUCARESTIA - PRESENZA REALE E CULTO
IL PAPA
L'ortodossia innanzitutto :
Il Papa esorta a mettere innanzitutto in evidenza le basi del dottrina eucharistique, soprattutto siccome è stata ricevuta, meditata e vissuta, senza interruzione, a partire dagli Apostoli, dei Martiri, dei Padri della chiesa, della Cristianità medievale, dei Concili, della pietà moderna, delle ricerche legittimi della nostra epoca ". I Pastori ed i teologi dei Congressi dovranno trasmettere ciò che hanno loro stessi ricevei...". " Innanzitutto (...) un tale Congresso sarà quello della contemplazione del "Mistero di fede" dunque, di quello dell'adorazione..." ( Lettera al cardinale Knox, 1.1.1979, per il Congresso Eucharistique International di Pesanti.
- " L'Eucarestia è il vero mistero della fede. L'Eucarestia è la nostra Sorgente di speranza per l'avvenire: il successo del nostro ministero è collegato a Lei; il benessere del popolo di Dio dipende da lei; L'Eucarestia e la Penitenza sono i grandi tesori della chiesa di Dio, Ai Vescovi indiani, 26.4.1979.
" Bisogna fare comprendere ai fedeli che l'Eucarestia è il Centro della chiesa e del mondo (...). Il Colmo dell'evangelizzazione si realizza nell'Eucarestia; in lei è raggiunta difatti la piena identificazione dell'uomo col Cristo..." ( Ai Vescovi degli Abruzzi e del Molise, 4.12.1981.
b, La presenza,
- Nel tabernacolo il Nostro Signore Gesù Christ è realmente e veramente presente, nascosto sotto le specie sacramentali, e di là restaura le abitudini, alimenta le virtù, consola gli afflitti, fortifica i deboli e stimoli alla sua imitazione tutti quelli che si avvicina a Lui"... ( A Buenos Aires, 6.4.1987.
- " È realmente presente nell'Eucarestia ed in tutti i tabernacoli delle nostre chiese, Allo Stadio di Montevideo, Uruguay 7.5.1988.
- " Attraverso il Sacramento eucharistique, si può dire veramente, stesso in modo molto misteriosa che Dio h ha b i t e nel suo tempio. E nel suo tempio, nel Tabernacolo, possiamo sempre incontrarlo e possiamo contemplare al di là del velo degli specie eucharistiques, trovando consolazione nelle sofferenze, illuminazione nei dubbi e nelle incertezze, ispirazione per le notizie iniziative di carità (Verona, ai preti e religiosi, 16.4.1988.
- " Amata Gesù presente nell'Eucarestia. Egli l'est in modo sacrificale nella santa Messa che rinnova il Sacrificio della Croce (...) . Viene in noi nella santa comunione e rimane nei Tabernacoli delle nostre chiese, Ai ragazzi, 8.11.1978, ora.
- Di là conseguo il dovere di un'osservanza giusta delle regole liturgiche e di tutto questo di cui manifestano il culto comunitario reso a Dio stesso, molto più perché, in questo Segno sacramentale, si affida a noi con una fiducia illimitata, come se non prendeva in considerazione la nostra debolezza umana, la nostra indegnità, le abitudini, la "routine" o anche la possibilità di oltraggio, eccetera"... ( Lettera enciclica Redemptor hominis, 4.3.1979, n. 20. - Cf. Pubblici generali, 24.7.1988; Congresso Eucharistique di Nazareth, 12.6.1988, )
( Cf. : Urbano IV, D-S 846,; Clément VI, id. 1257; Concilio di Firenze, id. 1321; Concilio di Trento, id. 1637, 1640-1, 1651, 1653, 1729, 1733,; Gazza IV, 1866,; Benoît XIV, id. 2535.
c, Transustanziazione,
- " Nel contesto della società agnostica nella quale viviamo, dolorosamente edonistico e permissiva, è essenziale di approfondire la dottrina che riguarda l'augusto Mistero dell'Eucarestia in modo da acquistare e mantenere intera la certezza a proposito della natura e dello scopo del Sacramento che si può dire precisamente il centro del messaggio cristiano e della vita della chiesa. L'Eucarestia è il mistero dei misteri; dunque, la sua accettazione significa accogliere totalmente il passaggio del Cristo e della chiesa, dei prémices della fede fino alla dottrina del Riscatto, dell'idea del Sacrificio e del Sacerdozio dedicato, al dogma della "transustanziazione", al valore della legislazione in materia liturgica.
La certezza è oggi innanzitutto necessaria, per riportare l'Eucarestia ed il Sacerdozio al loro esatto posto centrale, per valutare al loro giusto misura la santa Messa e la Comunione, per tornare al pedagogia eucharistique, sorgente delle vocazioni sacerdotali e religiose, e costringi interiore per praticare le virtù cristiane."
" Oggi è tempo di riflettere, di meditare e di pregare per rendere ai cristiani il senso dell'adorazione ed il fervore: solamente nell'Eucarestia profondamente conosciuta, molto amata e vissuta può aspettarsi questa unità nella verità e nella carità voluta dal Cristo e diffusa dal Concilio Vaticano II, Ai pellegrinaggi di Milano e di Alessandria, 14.11.1981.
( Cf. : Innocente III, D-S 782,; Concilio del Latran IV, id. 802; Concilio di Lione II, id. 860; Concilio di Firenze, id. 1352; Concilio di Trento, id. 1642, 1652,; Gazza IV, id. 1866; Benoît XIV, id. 2535; Gazza VI, id. 2629; Gazza XII, id. 3848; Paul VI, Profess. Fidei; Eucharisticum Mysterium, 3/f.
d, Adorazione ed atti particolari di culto
- Vi esprimo il v.u che il vostro esempio attira molte anime all'adorazione di Gesù presente sull'altare per essere il conforto e la speranza a quelli che si affida in Lui e mi stringo contro Lui con fede e con amore, guardando a Lui come all'Emanuele, il Dio con noi"... ( All'associazione degli adoratori del S. Sacramento, 22.4.1989.
- " È necessario ed urgente svegliare e coltivare nei fedeli la venerazione di questo Sacramento ineffabile, la sua celebrazione nel Sacrificio della Messa ed il suo approccio frequente con la preparazione che gli è dovuta (Montevideo). ai religiosi, 31.3.1982.
- " Adoriamo e riconosciamo questa presenza del Cristo sotto le specie del pane e del vano che è conservato nel Tabernacolo per permettere ai cristiani di venire a pregare il Signore, contemplandolo nel suo santo Sacramento, durante il corso delle giornate, ed anche affinché si possa portare la Comunione ai malati ed ai morente.
" Rendiamo un culto pubblico all'Eucarestia, quando è celebrata, durante un Congresso eucharistique o in occasione del Corpus Domini. Questa presenza reale tra noi nella celebrazione dell'Eucarestia, e sempre in relazione con lei, è per noi cristiani uno dei segni dell'Emanuele, Dio-con-noi, come l'Israele chiamava il Messia futuro..." ( Omelia alla chiusura del congresso eucharistique di Haiti, 9.3.1983.
Vi dico, dunque: siate degli adoratori convinti dell'Eucarestia nel pieno rispetto delle regole liturgiche, in un culto serio e compreso che non toglie niente alla familiarità ed alla tenerezza"... ( All'opus Dei, 19.8.1979.
" In verità, poiché il Mistero Eucharistique è stato fondato dall'amore, è degno di azione di grazia e di culto. E questo culto deve distinguersi nel nostro incontro col molto santo Sacramento, o quando visitiamo le nostre chiese, o quando le sante specie sono portate e sono amministrate ai malati.
" L'adorazione del Cristo in questo Sacramento di amore deve trovare poi la sua espressione in differenti forme di devozione: preghiere personali davanti al Molto santo, ore di adorazione, brevi esposizioni, compleanni prolungati, quaranta ore, benedizioni eucharistiques, processioni eucharistiques, congresso eucharistiques,.
" La solennità del "Corpo e del Sangue del Cristo" merita un richiamo speciale come atto di culto pubblico reso al Cristo presente nell'eucarestia, voluto del mio predecessore Urbano IV in memoria dell'istituzione di questo grande Mistero.
" Tutto questo corrisponde dunque già ai principi generali ed alle regole particolari esistenti dai tempi, ma formulate di nuovo durante o dopo il Concilio Vaticano II, Paul VI, Mysterium Fidei, AAS 57, 1965, pp,. 753-774; Consacrato Congregazione dei riti, Eucharisticum Mysterium, AAS 59, 1967, pp,. 539-573; Rituale Momanum. Di Consacrò communione e di cultu Mysterii eucharisticiti extra Missam, ed. typica, 1973.
L'animazione e l'approfondimento del culto eucharistique sono una prova del rinnovo autentico che il Concilio si è fissato come scopo, ed essi sono il punto centrale"....
" Gesù c'aspetta in questo sacramento dell'amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare i grandi errori ed i reati del mondo.
Non cessiamo mai la nostra adorazione"... ( Lettera. Dominicae Cenae, 3, )
" Il culto eucharistique è il centro e la fine di tutta la vita sacramentale, L'attività missionaria della chiesa, 9, 13,; PO N. 5. " Su noi tutti che sono per la grazia di Dio ministri dell'Eucarestia, abbiamo in particolare la pesante responsabilità delle idee e degli atteggiamenti dei nostri fratelli e s.urs, confidati alla nostra cura pastorale. La nostra vocazione è di accesso quella di suscitare per l'esempio personale, ogni manifestazione sana del culto verso il Cristo presente ed agendo in questo sacramento di amore. Dio ci preserva di agire differentemente, di indebolire questo culto, "déshabitués" delle differenti manifestazioni e forme di culto eucharistique in che si esprime forse una "tradizionale" ma sana pietà, e soprattutto questo "senso della fede" che tutto lo popolo di Dio possiedo, siccome l'ha ricordato il Concilio il Vaticano II, La chiesa, 12.
"... Vorrei chiedere perdono - nel mio nome ed in quello di voi tutti, fratelli venerati e cari nell'episcopato - per tutto questo che, per qualsiasi motivo e per qualsiasi debolezza umana, impazienza, negligenza, al seguito anche dell'applicazione talvolta parziale, unilaterale, erronea delle prescrizioni del Concilio Vaticano II, potuto suscitare scandalo ed imbarazzo a proposito dell'interpretazione della dottrina e la venerazione dovuta a questo grande Sacramento.
" Ed io prego il Signore Gesù affinché nell'avvenire ciò sia evitato, nel nostro modo di trattare questo Mistero sacro, ciò che può indebolire o disorientare in modo qualsiasi il senso di riverenza e di amore nei nostri fedeli (id)., 12.
"...Desidero ricordare in questo momento un'importante verità enunciata del Concilio Vaticano II alla vostra attenzione, questo essere-a-dire: La vita spirituale non si ridursi tuttavia alla partecipazione alla liturgia, La Santa Liturgia, 12. E questo è perché vi incoraggio perché all'altri esercizi di devozione avete conservato affettuosamente specialmente durante i secoli quelli che riguarda il santo Sacramento (...).
" La visita al Molto Santo Sacramento - che è diffuso così in Irlanda e che fa talmente parte della vostra pietà come i vostri pellegrinaggi al Knoch - è un grande tesoro della fede cattolica; nutre l'amore sociale ed offra la possibilità di adorare e di ringraziare, di riparare e di supplicare.
La benedizione del Molto Santo Sacramento, le Ore sante ed i processioni eucharistiques sono altrettanti elementi preziosi della vostra eredità, in pieno accordo con gli insegnamenti di Vaticano II"....
" L'Eucarestia, nella Messa ed all'infuori della Messa, è il Corpo ed il Sangue di Gesù Christ, ed egli merita dunque l'adorazione che se lo rende al Dio vivente a solo, Cf. Paul VI, Mysterium fidei, n. 5; il discorso del 15.6.78. Così ogni atto di riverenza, ogni genuflessione che fate davanti al Molto Santo Sacramento è importante perché è un atto di fede in Gesù Christ, un atto di amore per il Cristo...( A Dublino, 29.9.1979.
( Cf. Concilio di Trento, D-S 1643s, 1656,; Gazza XII, Plettro dei, 107-115,; Paul VI, Mysterium fidei, 31-41.
e, Festa e processione del "Corpus Domini"
"... Nel corso dei secoli si è rivelato che questo giorno più adatto (giovedì santo), solo, non basta.... " Non possiamo dire poi dell'Eucarestia tutto questo di cui i nostri c.urs sono riempiti. Questo è perché, nel Medioevo, e precisamente da 1264, il bisogno dell'adorazione liturgica e pubblica insieme del Molto Santo Sacramento ha trovato la sua espressione in una solennità a parte, quella del Corpus Domini"), Pubblico generale 13.6.1979.
" Il processione eucharistique è l'immagine del pellegrinaggio del popolo di Dio. Seguiamo il Cristo che è il pastore delle anime immortali..." " Camminiamo cantando ed adorando il Mistero. E noi sappiamo che egli non ci non di parole capaci di esprimerlo di un modo adeguato e di adorarlo..." ( Corpus Domini, 25.5.1989.
" E siccome sembra logico e naturale che i cristiani, durante il corso della loro storia, abbiano sentito il bisogno di esprimere anche la gioia e la gratitudine all'esterno per la realtà di uno se grande dono.
" Hanno tuttavia consapevolezza per il fatto che la celebrazione di questo divino mistero non poteva ridursisi tra i muri di un tempio, tanto ampio ed artistico fu egli; ma che bisognava caderlo sulle strade del mondo, perché Quello che le specie fragili dell'ostia velavano era venuto proprio sulla terra per essere la vita del mondo (Jn). 6,51.
Così nacque la processione del Corpus Domini, che la chiesa celebre da parecchi secoli adesso in particolare con una completa solennità e gioia"... ( Omelia del Corpus Domini, 2.6.1983.
f, Rispetto della norma liturgica
"... Celebrerete l'Eucarestia e, soprattutto, la Pasqua, con una vera pietà, con una grande dignità, con amore per i riti liturgici della chiesa, con l'osservanza esatta delle regole stabilite dalle autorità competenti, Ai Néocatéchumènes, 10.2.1983.
"...( Il prete, non può considerarsi come "proprietario" che dispone liberamente del testo liturgico e del rito consacrato come suo molto particolare, in modo da dargli un stile personale ed arbitrario. Ciò può sembrare di grande effetto talvolta, ciò può corrispondere anche anche grandemente ad una pietà soggettiva, è tuttavia obiettivamente sempre un tradimento di questa unione che soprattutto nel Sacramento dell'unità deve trovare la sua propria espressione.
" Ogni prete che offre il santo Sacrificio non è solamente con la sua comunità a pregare, ma prega tutta la chiesa, esprimendo così, anche con l'uso del testo liturgico approvato, la sua unità spirituale in questo sacramento. Se qualcuno volesse chiamare un tale posizione "uniformisme", ciò non farebbe solamente che provare l' i g n oh r ha n c e delle esigenze obiettive dell'unità autentica e sarebbe un sintomo di individualismo nocivo, Dominicae Cenae, 12.
( Gazza XII, Plettro dei, 32-52,; Concilio Vaticano II, La Santa Liturgia, 22.23; Consacrato Congregazione dei Riti, Eucharisticum mysterium, 45.
g, Necessità della penitenza prima della Comunione
" Dignità, purezza ed innocenza sono i principali doni raccomandati da S. Paul alle prime Comunità di Corinto (...). Un catéchèse sacramentale fondato non deve trascurare un dovere così importante.
" Come lo sapete bene, la teoria secondo la quale l'Eucarestia scuserebbe il peccato mortale, senza che il peccatore ricorra al sacramento della Penitenza, non è conciliabile con l'insegnamento della chiesa. È vero che il Sacrificio della Messa del quale viene alla chiesa ogni grazia, ottiene al peccatore il regalo della conversione senza che il perdono non è possibile;
ma questo non significa di fatto che quelli che hanno commesso il peccato mortale possono avvicinarsi al comunione eucharistique senza essere si in primo riconciliato con Dio per il ministero sacerdotale.." ( Ai preti, 4.12.1981. Cf. Dominicae Canaem n. 11.( Cf. Concilio di Trento, D-S 1646-7, 1661,; Léon X, Exsurge, Domina!, id. 1465; Codice di diritto Cannone, c. 916 )
KIKO
A, Sacrificio eucharistique
Kiko è coerente: avendo negato alla morte del Cristo il carattere e l'efficacia propria di un "sacrificio di espiazione", nega di accettare nella Messa un vero "sacrificio":
- per lui non c'è chiesa né ha u t e l: Noi altri cristiani, non dice: "noi cattolici"), non abbiamo altare perché l'unica pietra santa, è il Cristo, Pierre angolare. Questo è perché possiamo celebrare l'Eucarestia su un t ha b l ed e noi possiamo celebrare su un posto, nei campi, là dove ciò ci piace. Non abbiamo luogo dove bisognerebbe celebrare esclusivamente il culto". (Orientamenti, p. 56.
- Poi passa alla filippica pseudo-storica ed apertamente eretica: ". Questo è perché quando, più tardi al Medioevo, si mise a discutere del "sacrificio", al fondo si discuteva di cose che non esistevano nell'Eucarestia primitiva. Perché un "sacrificio" nella religione, è "osso sacro facere", fare il sacro, mettersi in contatto con la divinità per il mezzo di sacrifici crudeli. In questo senso, non c'è sacrificio nell'Eucarestia (.). Ma, a questa epoca, l'idea di sacrificio non è compresa così, come sacrificio di lode secondo Kiko). Ciò che si vede nella Messa questo è che qualcuno si sacrifica, vale a dire il Cristo. Nell'Eucarestia, si vede solamente il sacrificio della croce di Gesù Christ. E se oggi chiedete qualche cosa alle persone a questo argomento, vi diranno che nella Messa vedono il calvario"., id. p. 322.
- In sostanza - come l'abbiamo riportato" già - nell'Eucarestia non c'è nessuna offerta"., id. p. 328.
- La Messa è un resto del culto reso dai pagani ai loro dei. Culto che la chiesa favorisce con la celebrazione del "sacrificio eucharistique", tipico di un cristianesimo vissuto (...) nella religiosità naturale ", o pagana. Adesso è il momento di uscire della religione per entrare nella fede. E che ciò è che la fede? Un incontro con Gesù Cristo risorto"., id. p. 60-61. Si verifica che ciò arriva per la nazione ebraica: Dio non distrusse la sua religiosità naturale, ma (...) riga con purificandoglielo. soprattutto nell'esilio dove purifica i suoi riti sacrificali. (..). Dio non comincia rifiutando i sacrifici di capre e di mucche, ma è partito da là per condurre il suo popolo ad una liturgia ed ad una spiritualità più pura. Ha sublimato poco a poco questi sacrifici crudeli, così che, quando presentati Gesù Christ, la spiritualità ebraica non è più fondata sui sacrifici di mucche e di tori, ma fondamentalmente sul Pasqua ebraica ebraico che è una festa celebrata al livello familiare che è un sacrificio di lode ed un'oblazione. La stessa cosa si è prodursi nella chiesa"., id. p. 60-61 )
Kiko finto di ignorare che, cessando che i sacrifici della vecchia Legge, adesso resa inutili, Cristo, Sovrano Pontefice, si è sacrificato sé sull'altare della Croce, ed egli ha voluto che la sua Offerta stringe sr perpetuo - unica, perfetta ed unico - nel liturgia eucharistique celebrato dai "ministri" della Nuova Alleanza, partecipanti del suo sacerdozio. Tutto è riassunto in modo incomparabile nella lettera agli ebrei (cc). 7-10.
Jean Paul II non potrebbe rallegrarsi certamente di leggere nei catéchèses di Kiko un commento fedele del suo magistère.
B, Presenza reale,
- Kiko non la nega, ma lo sente al suo modo, rifiutando tuttavia sempre la dottrina della chiesa, avendo la sua risposta nella più ortodossa teologia cattolica.
Secondo lui", la chiesa primitiva non ha avuto mai problema intorno alla presenza reale..." ( id. p. 326. " Ma la cosa importante non è la presenza di Gesù Christ" dunque., id. p 325. Di quale presenza occorre parlare? Di una presenza sacramentale, reale, autentica, un memoriale. Come il Pasqua ebraica può realizzarsi se non c'è il braccio potente di Yahvé che tira fuori dal Égypte ? Con Gesù Christ è la stessa cosa. Il memoriale che ci lascia è il suo Spirito risorto, fa vita per portare al Padre tutti quelli che célèbrent il Cène con Lui. La chiesa primitiva non ha problema a proposito di questo p r é s e n c e (id). p.326.
- Segue che il "pane", il "vino" sarebbe solamente "segni" o "simboli" di una tale presenza. E tutto ciò che si è detto nel mondo cattolico per spiegare il presenza eucharistique in riferimento al "pane" dedicato ha allora non nessuno valore: ". E quando adesso non si comprende più questa presenza della Pasqua, di questo sacramento che si vuole spiegare filosoficamente (... ) che si comincia dei dibattimenti su come è presente, con gli occhi o senza gli occhi, tutte queste spiegazioni partono fisicamente, ecc. da un punto di partenza falsa che consiste in volere spiegare razionalmente qualche cosa di differente"., id. p. 326.
- Sempre secondo Kiko", il pane ed il vino, in quanto segni, aiutano e preparano a ricevere l'azione di Dio ", a mettersi nella disponibilità necessaria affinché il sacramento si realizza"., id. p. 327. Inutile dunque di analizzare questi elementi, riportandoli alla loro "benzina" che, secondo il dogma cattolico, si converte interamente nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo... Proprio ciò che Kiko rimprovera ai teologi, prima di e dopo il Concilio di Trento. E è per ciò che, secondo lui, Lutero non merita di essere condannato per avere negato la parola del t r ha n s s u b s t ha n t i ha t i si che è una parola filosofica per spiegare il mistero..." ( id. p. 325.
- Dunque, il presenza eucharistique fa astrazione del prodigio del t r ha n s s u b s t ha n t i ha t gli oh n, materia di fede, secondo la definizione solenne del Concilio di Trento confermata dagli atti differenti del Magistère fino a Jean Paul II. Kiko, è fondamentalmente di accordo col protestante: Ad un certo momento, per esempio, è stato necessario insistere contro essi protestanti sulla presenza reale. Ma una volta che questo non è più necessario, non è più bisogno di insistere. Perché questo momento storico è passato"., id. p.333-4.
Kiko non sopporta che nel passato l'Eucarestia sia stata vista quasi esclusivamente del punto di vista del Sacrificio così che abbiamo chiamato l'Eucarestia:
il sacrificio della Messa."...Oggi tutta la ricerca rinnovatrice sta scoprendo il centro del sacramento, ed adesso si vede l'Eucarestia come il Memoriale della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Christ, come la celebrazione del mistero di Pasqua ebraica di Gesù Christ. Il fatto di avere scoperto il centro, il nocciolo del sacramento dell'Eucarestia, vale a dire dello avere escluso, secondo egli, " sacrifice espiatorio "e" transustanziazione) fa che gli altri aspetti sono illuminati, in modo tale che le liti coi protestanti stanno sparendo, perché andando al centro, all'essenziale, noi va a congiungerci (id). p. 162.
Tuttavia, citando Congar e Rahner, Kiko è convinto che nell'avvenire della chiesa non ci saranno più i protestanti e quelli che non è protestante; ci sarà un nuovo schisme : quelli che è per il Concilio e quelli che è contro il Concilio. Questo è profetico, perché ne siamo là. Siamo più vicini di molto protestanti che alcuni della chiesa che vogliono colpirci ed ucciderci. Oggi lo scisma viene di quelli che non accetta il Concilio e che disent : ma quale Concilio? Quello di Trento? Quell'era un Concilio! ". Ed essi credono che il Concilio Vaticano II è solamente un seguito di stupidità, sic che fanno colare la chiesa; e dall'altro lato, c'è quelli che segue il Papa ed il Concilio che hanno dit : rinnovazione per la chiesa, con tutto ciò che ciò significa"., id. p. 349.
- Respinga il Concilio di Trento - di carattere dogmatico, definitivo, irréformable! - Kiko, il mistificatore temerario,
i m ha g i n ed un Papa, Jean Paul II, ed un Concilio, Vaticano II che, restati fedeli alla dottrina di Trento, hanno continuato ad insegnare t oh u t il c oh n t r ha i r e di ciò che insinua. Per Jean Paul II l'abbiamo documentato luminosamente. In quanto al Concilio, cf. La chiesa, 10, 11, 25, 28, 34,; La Santa Liturgia, 48,; Il ministero e la vita dei preti, 2, 5, 13, 14,.- Negata, il T r ha n s s u b s t ha n t i ha t gli oh n e ridotta, la Messa ad un banchetto di festa di celebrazione della Pasqua, la caduta dei frammenti non deve preoccupare nessuno: Non è domanda di briciole o cosa di questo genere..." ( id. p. 329 )
- Di che cosa tratta dunque? " È domanda di un sacramento, di un'assemblea"., id.). Esatto, secondo Kiko : Si in effetti in nessun caso un rito individuale. Gli ebraici non possono fare il Pasqua ebraica se il gruppo familiare non comprende almeno undici persone. Perché il sacramento non è solamente il pane ed il vino, ma anche l'assemblée : la chiesa intera che proclama l'Eucarestia. Non c'è senza Eucarestia assemblea. È un'assemblea intera quella che celebre il festeggio dell'Eucarestia. Perché l'Eucarestia è l'esultanza dell'assemblea umana nella comunione (.). È di questa assemblea che spunta l'Eucarestia"., id. p. 317.
- Ora, è certo che secondo Jean Paul II, in virtù della transustanziazione, Gesù è sostanzialmente presente in tutta l'ostia ed in ciascuna delle sue parti (cf). Concilio di Trento, D-S 1641, 1653, anche il Concilio di Trento, id. 1321. Il Papa non è meno certo